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Villaggi sparsi sul territorio anziate

Intorno all’VIII secolo a.C., il territorio Anziate era popolato da gruppi stanziali di origine locale che vivevano in stretta relazione con le popolazioni Latine del Lazio.
Questi villaggi sparsi ed autonomi gli uni dagli altri hanno lasciato poche tracce della loro esistenza, queste poche testimonianze, oltre tutto, sono state in massima parte cancellate dal trascorrere dei secoli ed anche dalla deperibilità del materiale con il quale erano costruite le abitazioni.

Dobbiamo considerare che veniva usato prevalentemente il legname del quale erano ricchi i vicini boschi, la pietra, nel nostro caso, era sostituita dal tufo di facile lavorabilità e di semplice reperibilità in quanto ne è ricca tutta la zona essendo situata su di un promontorio fatto appunto di questo materiale.

 

Tavelloni e coppi usati in tetto di un' abitazione

Tavelloni e coppi usati in tetto di un' abitazione

 

Il tufo era impiegato nella costruzione della parte bassa delle pareti che determinavano il perimetro delle varie abitazioni, per l’alzato, come ho detto, era usato il legname, i laterizi erano invece impiegati nella copertura dei tetti di ogni tipo di edificio, sia pubblico che privato, prendevano la forma di grosse tegole quadrate di circa 50×60 centimetri chiamati tavelloni, mentre le tegole ricurve che servivano per ricoprire le giunture di questi erano dette coppi.

Il tufo era anche utilizzato per le opere difensive, era tagliato in blocchi grandi circa centimetri 70x60x35, i quali di solito erano sovrapposti senza uso di calce ma rinforzati all’interno da terrapieni formati da terreno di riporto o dalla rupe naturale alla quale venivano addossati. L’esistenza di questi villaggi è in parte deducibile e confermata dalle molte necropoli ritrovate sul territorio che ci lasciano, con la loro ubicazione, una indicazione abbastanza precisa della localizzazione di questi, in quanto è accettabile presumere che nelle vicinanze dei luoghi di sepoltura, o case dei morti, vi potessero essere anche le abitazioni dei vivi.

 

Esempio di villaggio dell’VIII secolo a.C.

Esempio di villaggio dell’VIII secolo a.C.

 

Procedendo da Nord verso Sud, possiamo prendere in considerazione un primo villaggio che, con molta probabilità, doveva essere localizzato in quella zona che attualmente è occupata dalla Caserma Santa Barbara posta sulla Via Ardeatina, poiché si sono ritrovate nelle vicinanze, presso via Bengasi una serie di tombe a pozzetto databili a periodi precedenti all’VIII secolo a.C. miste ad altre anche ad inumazione che giungevano all’incirca al VI secolo a.C.

La notizia è del 1925, riportata da un cronista presente agli scavi effettuati per le fondamenta della centrale telefonica dell’Italcable, che occupava l’edificio principale dell’attuale caserma militare, questo riferisce che: ” Durante dei casuali scavi tra la collina ed il mare, si misero in luce alcune tombe di un vasto sepolcreto precedente al periodo Romano “.

Scavi sistematici eseguiti in seguito da Ugo Antonelli, rilevarono altre tombe i cui corredi funerari furono dati al museo Pigorini di Roma ( Storia e Protostoria del Lazio – EUR ).
Da questo archeologo sappiamo anche che, ad Anzio, dalle inumazioni a pozzetto di tipo Villanoviano e quindi a cremazione, si possa a seppellire il cadavere entro tombe a fossa, come è testimoniato da moltissimi ritrovamenti. I corredi funerari reperiti sul posto dimostrano una evoluzione tipologica degli oggetti rinvenuti da quelli più antichi del primo tipo a quelli più evoluti del secondo tipo.

 

Oggetti in terracotta

Oggetti in terracotta

 

Queste variazioni, similari a quelle avvenute sui colli Albani e nella stessa Roma, dimostrano così che intorno al periodo che va dall’VIII al VI secolo a.C., vi era uniformità nel tipo di inumazioni in tutto il Lazio, dal Nord di Roma alla Pianura Pontina.

Un altro villaggio era probabilmente localizzato nel vasto spiazzo occupato attualmente dall’ospedale Militare, nei pressi dell’odierna Villa Sarsina, è giungeva fino alla spianata dove ora è il faro.
Ad Ovest di villa Sarsina era localizzato l’accesso al più antico porto che era poi quello naturale, formato dall’insenatura che la costa creava in quel luogo, intorno a questo si era appunto sviluppato il villaggio menzionato. Questo porto rimase in funzione, anche se con alterne vicende, fino all’epoca Neroniana e sembra che venne da questi distrutto per edificare il nuovo.

Le tombe relative a questo nucleo abitativo, sono databili intorno al VII e VI secolo a.C., vennero localizzate in Viale Severiano durante la costruzione della scuola elementare posta tra Via Andreina e via del Sacro Cuore.
Queste sepolture tendevano ad estendersi oltre la strada e verso il Semaforo Militare, distanziandosi nettamente da quelle già citate site in Via Bengasi, erano fornite di vari corredi funebri che purtroppo sono andati in massima parte perduti in quanto passati nelle mani di collezionisti privati.

Sembra però che si rinvennero, almeno da quanto ho potuto sapere sia da alcuni testimoni oculari che dai pochi rapporti ufficiali esistenti sull’argomento, varie anforette in ceramica, un’olletta con disegno a rete, alcuni piattini ed altro materiale che fu depositato presso gli uffici dell’A.A.S.T. di Anzio intorno agli anni 1962-1963.

Le abitazioni composte in massima parte da capanne, erano poste ed occupavano tutta la parte alta della costa prospiciente il golfo naturale sul lato Sud del territorio, questo dato è confermato da una comunicazione fatta alla Reggia Accademia dei Lincei nel Luglio 1884, dall’allora ispettore per il territorio di Anzio.

Questi informava che durante i lavori di scavo per la costruzione della ferrovia del 1884 “………nel punto che questa attraversa il promontorio occupato dal Palazzo Imperiale, si ritrovò che lo strato dei ruderi di epoca Romana era profondo circa 1,80 centimetri, questo strato di resti poggia sopra un banco apparentemente vergine ma che invece appartiene al primo periodo della vita Anziate e cioè al periodo della civiltà Volsca.
Qui sono stati raccolti centinaia di frammenti di vasi, molti dei quali di fattura detta Laziale e metà di fattura Italo/Greca a vernice nera iridescente. Si verifica ad Anzio lo stesso fatto di Fidene, di Ardea e di tutta la zona dei colli Albani, da cui si deduce il sincronismo di vita delle popolazioni locali prima della conquista di Roma……..”

 

Olla biconica

Olla biconica

 

Altre inumazioni molto antiche sono localizzate presso il Quartiere Europa, in quel campo situato tra il piazzale dove attualmente è effettuato il mercato settimanale a nord, Corso Italia ad Est e Via dell’Oratorio di Santa Rita a Sud.

Per raggiungere il punto esatto dove sono situate le sepolture si deve prendere il viottolo in terra battuta posto sulla sinistra della chiesa di San Benedetto e dopo averlo percorso per circa 200 metri, andando verso il centro sportivo, si gira a sinistra entrando nel campo per altri 100 metri circa, siamo così giunti in una vasta zona che, quando è tempo di aratura, si identifica immediatamente come una chiazza più scura nei confronti del terreno circostante.

In quel tratto di terreno sono presenti ingenti quantitativi di vasellame, olle di tipo molto grezzo, pezzi di tavelloni che probabilmente indicano l’esistenza in quel luogo di tombe sia a inumazione sia a cremazione.
Tutto questo materiale è inutilizzabile essendo stato triturato da anni di arature, bisogna però ricordare che da quel punto, intorno agli anni 1950, sono state prelevate anche delle olle ancora intatte, di queste ne ho potute vedere alcune, di impasto molto grezzo e spesso e di colore grigiastro, misuravano circa 35 centimetri di altezza ed erano fornite da una copertura a cono, i manici erano due di circa 4 o 5 centimetri e di forma cilindrica, l’epoca di attribuzione deducibile da un confronto con oggetti similari si può localizzare in un periodo precedente all’VIII secolo a.C. o forse oltre.

 

Esempio della costruzione delle mura difensive di un villaggio del VI secolo a.C.

Esempio della costruzione delle mura difensive di un villaggio del VI secolo a.C.

 

Il villaggio al quale attribuire queste sepolture non è molto facile da localizzare in quanto nelle vicinanze vi sono vari luoghi ai quali si potrebbe riferire la loro appartenenza, primo fra tutti l’agglomerato di capanne che esisteva sull’altipiano delle Vignacce nel periodo precedente alla sua urbanizzazione ad opera dei popoli Latini e poi Volsci intorno al VIII secolo a.C., quello che, per intenderci, venne poi cinto di mura difensive intorno al VI secolo a.C., oppure ad un villaggio posto sul lato nord del quartiere Europa, all’incirca dove Via Nerone si incontra con Corso Italia, proprio nei pressi della pineta, in quanto sembra che, durante i lavori di sterro per la costruzione di alcune palazzine, vennero rinvenuti dei resti di costruzioni e di palificazioni che facevano presumere l’esistenza di un certo numero di capanne e quindi di un villaggio molto antico.

La notizia apparve anche sul quotidiano il Messaggero dove si indicava soltanto approssimativamente il luogo del rinvenimento, personalmente ho tentato di effettuare una ispezione ma mi è stato impossibile in quanto lo sterro era recintato con pannelli di latta ed inoltre i lavori durarono poco tempo, ricordo che i camion che trasportavano i materiali di scavo viaggiavano anche di notte, questo lo posso dire in quanto passavano nei pressi della mia abitazione.

Ho tentato anche di controllare dove veniva scaricata la terra per poter effettuare un controllo del materiale che vi poteva essere frammisto, cosa che faccio quasi sempre in questi casi, ma sono giunto troppo tardi, la terra era stata gia occultata.
Con la presunta esistenza di questo villaggio, chiudo il discorso relativo agli insediamenti sul territorio nel periodo più antico.

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