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La villa imperiale, Prospetto sul mare – Sezione 4 – L’Arco Muto

In questa sezione prenderò in considerazione la parte del disegno del Volpi che inizia nel punto ove terminano i resti delle Terme e del Teatro, che abbiamo considerato nel capitolo precedente, per giungere sino a quel tratto di costa dove si vedono una serie di archi che si protendono verso il mare, proseguendo poi verso il largo con un muro privo di altre gallerie.

 

Fig. 357 = Sezione n. 4 del disegno del Volpi, anno 1726.

Fig. 357 = Sezione n. 4 del disegno del Volpi, anno 1726.

 

 

Fig. 358 = Sezione n. 4, anno 1964 1 = Grotta dell’Uva.

Fig. 358 = Sezione n. 4, anno 1964 1 = Grotta dell’Uva.

 

Fig. 359 = Foto dell’Arco Muto del 1955.

Fig. 359 = Foto dell’Arco Muto del 1955.

 

 

Fig. 360 = Foto dell’Arco Muto del 1935. 1 – Cornicione in muratura ad uso di grondaia.

Fig. 360 = Foto dell’Arco Muto del 1935. 1 – Cornicione in muratura ad uso di grondaia.

 

Al giorno d’oggi, subito dopo il consistente ammasso di rovine costituito dalle terme e dal teatro non si vede che una parete tufacea completamente spoglia che mostra soltanto vaghi cenni di una galleria, di alcuni cunicoli sulla parete, dei resti di un pozzo che dall’alto della rupe arriva quasi al livello dell’attuale spiaggia, poi le tre gallerie, due delle quali attraversano tutto lo sperone tufaceo permettendo il collegamento dei due lati della costa e quindi s’incontrano una serie di reperti archeologici che sono gli ultimi resti del così detto Arco Muto.

Questa zona ha subito crolli non indifferenti nell’arco di tempo che và dal 1963 al 1970 circa, sono finiti in mare la bellezza di oltre 20 o 30 metri di parete dove vi erano pozzi, condotti, scalinate e molti altri resti che ho riportato, in parte, nella serie di fotografie che seguono scattate appunto in quel periodo di tempo.

 

Fig. 361 = Crolli della parete, anno 1970.

Fig. 361 = Crolli della parete, anno 1970.

 

 

Fig. 362 = Crolli della parete. 1 - Scale, con anno 1970.

Fig. 362 = Crolli della parete. 1 - Scale,nell' anno 1970

 

Se ritorniamo indietro nel tempo possiamo vedere che la situazione della costa si presentava in maniera molto differente da quella attuale, già nel disegno del Volpi ci viene mostrata una realtà del tutto dissimile, in quanto si notano delle gallerie con dietro delle costruzioni delle quali abbiamo soltanto un accenno negli scritti degli autori più recenti.

Personalmente ricordo che intorno al 1960 vi era uno sperone sporgente entro il mare che terminava con un arco o, per essere più precisi, con quello che poteva sembrare un arco che poggiava su di una base di tufo che fuoriusciva dal mare, dietro di questo la parete di tufo formava una piattaforma a circa tre metri di altezza dal livello dell’acqua, tanto che era abbastanza difficoltoso salirvi sopra, da questo spiazzo si accedeva ad un ampia caverna quasi completamente foderata di signino con cunicoli che salivano verso l’alto.

Il Nibby afferma che questa caverna comunicava con il mare tramite una scaletta e dava accesso ad altre due camere, probabilmente adibite ad abitazione, tutto questo è ormai crollato e ne rimane il ricordo soltanto su vecchie foto.

 

Fig. 363 = Arco crollato, intorno all’anno 1962.

Fig. 363 = Arco crollato, intorno all’anno 1962.

Poco oltre, si nota lo buca di un pozzo con tanto di fori scavati lungo la parete ed utilizzati per potersi arrampicare, quindi la parete di fondo di una galleria che ormai è quasi scomparsa ma che negli anni passati era profonda oltre venti metri,personalmente l’avevo chiamata la grotta dell’Uva, per i molti ciuffi di capelvenere che pendevano dalla sua volta e che sembravano tanti grappoli d’uva non ancora matura.

La parete rimasta, mostra come si procedeva nell’antichità nello scavo delle gallerie, poiché possiamo ancora vedere i segni lasciati dagli scalpelli degli operai che, per non sprecare i prodotti ricavati dal loro lavoro, estraevano il materiale in forma di blocchi e quindi li utilizzavano in altre fasi costruttive.

La galleria in questione, per motivi imprecisati, non è stata terminata e sembrerebbe che i lavori siano stati abbandonati improvvisamente in quanto la parete in questione non è stata lisciata come è avvenuto in molti altri casi, vedi per esempio la prima galleria delle tre che incontriamo poco più avanti, ma lasciata ancora con i blocchi sbozzati e con i segni degli attrezzi che sono stati usati per lo scavo.

 

Fig. 364 = 1- La grotta dell’uva come era nel 1963

Fig. 364 = 1- La grotta dell’uva come era nel 1963

 

Fig. 365 = La parete della galleria precedente con i segni dello scavo per l’estrazione dei blocchi di tufo.

Fig. 365 = La parete della galleria precedente con i segni dello scavo per l’estrazione dei blocchi di tufo.

 

Fig. 366 = Antichi cantieri di scavo in galleria.

Fig. 366 = Antichi cantieri di scavo in galleria.

 

Fig. 367 = Particolare di un cantiere di scavo con attrezzi.

Fig. 367 = Particolare di un cantiere di scavo con attrezzi.

 

Dopo la grotta dell’Uva si giunge alle tre gallerie che attraversano la parete, che erano usate come serbatoi e condotte dell’acqua proveniente dalle cisterne dell’acquedotto che si trovavano in prossimità del Semaforo Militare, l’uso di queste gallerie sarà ripreso in considerazione quando tratterò degli acquedotti.

Siamo così giunti in prossimità di quei resti che la tradizione chiama Arco Muto, l’attribuzione di questo nome a questo tratto di costa si perde nel lontano passato, non sappiamo con esattezza quando questo luogo prese questo appellativo e perché, ma possiamo immaginare che la cosa sia avvenuta molto prima del primo documento che è giunto sino a noi e che ne attesta l’esistenza.

Lo scritto in questione risale al 1499 e si trova nel Catasto del Bessiarione, quando si parla dei beni dei frati del monastero di Grottaferrata nel territorio di Anzio e Nettuno si dice: “… più un luogo Arcomuts ad capiendas quales…”, questa frase indica che i frati erano possessori di quel territorio che come sappiamo era già stato conferito loro da Papa Giovanni XVIII nel 1004 quando fu fondata l’abbazia di Grottaferrata ed erano anche amministratori del territorio e della Domus Culta di Anzio, sulla via Severiana già dal lontano 755, quindi con molta probabilità furono proprio loro a chiamare quegli archi che si protendevano verso il mare con l’appellativo che poi venne registrato presso il catasto e che rimase a quel luogo sino ai nostri giorni.

 

Fig.368 = Arco Muto, anno 1905.

Fig.368 = Arco Muto, anno 1905.

 

 

Fig.369 = Arco Muto, anno 1912.

Fig.369 = Arco Muto, anno 1912

 

Ritornando ai nostri tempi e cercando nei miei ricordi degli anni ‘60, l’arco in questione era soltanto un passaggio che collegava due zone ben distinte della villa Imperiale.
L’arco, che in varie foto si vede quasi al livello del mare, era situato a circa due metri da questo e si poteva raggiungere arrampicandosi con una certa difficoltà, vista l’altezza alla quale era situato, credo inoltre che fosse collegato agli altri archi che si vedono sul disegno del Volpi da un camminamento del tipo di quello che abbiamo visto nel caso delle terme e delle altre strutture situate nella sezione n. 3, questo marciapiede era posto a più di cinque o sei metri dal piazzale sottostante che era al livello del mare ma che ora si trova al disotto della sabbia.

All’interno dell’arco che aveva una profondità di poco più di tre metri non vi erano tracce né di pavimentazione né d’intonaci, probabilmente asportati dal mare, ma soltanto una nicchia posta al centro della parete sinistra, per chi vi entrava dal lato Sud.
Questa nicchia era più capiente di quelle che normalmente si usavano per contenere delle statue, inoltre iniziava al livello del pavimento ed era abbastanza profonda per accogliere una persona, forse un guardiano che controllava quel passaggio.

Questo però non si può dire con certezza perché a quei tempi non ho fatto molto caso alla struttura considerata ed ora, essendo crollato l’arco, non si possono fare altre ricerche e i miei appunti riguardanti questo argomento non sono molto particolareggiati.

Ricordo però che sulla parete esterna e proprio sopra all’arco, come si vede anche dalla fig. 360, vi era una fascia intonacata e protetta da un piccolo cornicione che sporgeva all’infuori, questo particolare potrebbe indicare che si trattava di un muro posto all’esterno, poiché si cercava con questo sistema una protezione allo scolo di possibili acque piovane.

Dalle fig. 368 che c’è pervenute insieme a molte altre, si nota che l’arco o passaggio fino a qui considerato, faceva sicuramente parte dell’ultima serie dei tre visibili sul disegno del Volpi, se ne vede traccia anche di un altro subito prima e poi di seguito abbiamo un muro che si protende verso il mare senza altri varchi e prosegue per una distanza stimata sulla foto di oltre 25 metri.
La parete in questione, a mio parere, continuava per molti altri metri e serviva a dividere in due sezioni quelli che potremo chiamare i giardini a mare posti sul lato Nord di questa struttura e inerenti alla villa Imperiale nel periodo tardo Imperiale e cioè di Antonino Pio e di Costantino.

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