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La villa imperiale: Prospetto sul mare – Sezione 2

Questa sezione comprende la zona del disegno del Volpi che và da poco prima l’odierno faro di costa sino a raggiungere i resti di quella che è chiamata la biblioteca di Domiziano o di Adriano, della quale abbiamo preso conoscenza, soltanto dopo gli scavi effettuati nell’inverno del 1966 da parte dell’amministrazione Comunale grazie all’interessamento dell’allora Ispettore Onorario alle antichità, Sig. Ennio Silvestri.

Gli scrittori antichi erano completamente disinformati sull’esistenza di questa struttura, tanto che il Lombardi non ne parla e neanche il Nibby, é pur vero che loro hanno descritto ciò che potevano vedere e non hanno avuto la possibilità di effettuare il benché minimo sondaggio sul terreno per avere maggiori informazioni.

 

Fig. 231 = Sezione n. 2 del disegno del Volpi, 1700 circa  1 = Area con crolli che ricoprono una serie di nicchie, vedi fig. 233. 2 = Serie di tre gallerie scomparse. 3 = Resti del tempio di Venere, periodo Adrianeo, vedi Tempio di Venere. 4 = Muro difensivo con pilastri posto a protezione del camminamento sopraelevato. 5 = Camminamento sopraelevato che correva lungo tutta la costa. 8 = Muro a riquadri, posto dietro la protezione a pilastri, vedi fig. 232. Fig. 231 = Sezione n. 2 del disegno del Volpi, 1700 circa 1 = Area con crolli che ricoprono una serie di nicchie, vedi fig. 233   2 = Serie di tre gallerie scomparse  3 = Resti del tempio di Venere, periodo Adrianeo, vedi Tempio di Venere  4 = Muro difensivo con pilastri posto a protezione del camminamento sopraelevato  5 = Camminamento sopraelevato che correva lungo tutta la costa  8 = Muro a riquadri, posto dietro la protezione a pilastri, vedi fig. 232

Fig. 231 = Sezione n. 2 del disegno del Volpi, 1700 circa 1 = Area con crolli che ricoprono una serie di nicchie, vedi fig. 233. 2 = Serie di tre gallerie scomparse. 3 = Resti del tempio di Venere, periodo Adrianeo, vedi Tempio di Venere. 4 = Muro difensivo con pilastri posto a protezione del camminamento sopraelevato. 5 = Camminamento sopraelevato che correva lungo tutta la costa. 8 = Muro a riquadri, posto dietro la protezione a pilastri, vedi fig. 232. Fig. 231 = Sezione n. 2 del disegno del Volpi, 1700 circa 1 = Area con crolli che ricoprono una serie di nicchie, vedi fig. 233 2 = Serie di tre gallerie scomparse 3 = Resti del tempio di Venere, periodo Adrianeo, vedi Tempio di Venere 4 = Muro difensivo con pilastri posto a protezione del camminamento sopraelevato 5 = Camminamento sopraelevato che correva lungo tutta la costa 8 = Muro a riquadri, posto dietro la protezione a pilastri, vedi fig. 232

Fig. 232 = Disegno del Lanciani, fine del 1800  3 = Posizione dei resti del tempio di Venere, vedi Tempio di Venere, vedi fig. 241  6 = Fuoriuscita in mare della cloaca proveniente dalla Grotta dei Pipistrelli, fig. 243, 244, 245  7 = Posizione stanza rettangolare con piedistallo in laterizi, fig. 240  8 = Muro a riquadri, descritto dal Lombardi e da Nibby

Fig. 232 = Disegno del Lanciani, fine del 1800 3 = Posizione dei resti del tempio di Venere, vedi Tempio di Venere, vedi fig. 241 6 = Fuoriuscita in mare della cloaca proveniente dalla Grotta dei Pipistrelli, fig. 243, 244, 245 7 = Posizione stanza rettangolare con piedistallo in laterizi, fig. 240 8 = Muro a riquadri, descritto dal Lombardi e da Nibby

 

Fig. 233 = Sezione n. 2 - Foto dei primi del 1900  1 = Serie di nicchie ora dietro la parete sottostante il faro, fig.  2 = Nicchie dove sono state ritrovate varie statue, fig 235, 236, 237  3 = Posizione dei resti del tempio di Venere, vedi Tempio di Venere, vedi fig. 241  4 = Resti del muro difensivo con pilastri, fig. 231 e fig. 235  6 = Fuoriuscita in mare della cloaca proveniente dalla Grotta dei Pipistrelli, fig. 232, 243, 244, 245  7 = Posizione stanza rettangolare con piedistallo in laterizi, fig. 241

Fig. 233 = Sezione n. 2 - Foto dei primi del 1900 1 = Serie di nicchie ora dietro la parete sottostante il faro, fig. 2 = Nicchie dove sono state ritrovate varie statue, fig 235, 236, 237 3 = Posizione dei resti del tempio di Venere, vedi Tempio di Venere, vedi fig. 241 4 = Resti del muro difensivo con pilastri, fig. 231 e fig. 235 6 = Fuoriuscita in mare della cloaca proveniente dalla Grotta dei Pipistrelli, fig. 232, 243, 244, 245 7 = Posizione stanza rettangolare con piedistallo in laterizi, fig. 241

 

 

Fig. 234 = Sezione n. 2 – Ricostruzione in pianta.con segnato il punto dove si trovano i resti della strada antica  1 = Area della zona riparata adibita a cantiere navale  2 = Diga frangiflutti  3 = Muro utilizzato come riparo della banchina  3A=Resti del muro del punto 3, fig. 235, foto del 1915  4 = Posizione della strada in basalto  5 = Posizione del muro a riquadri, fig. 232

Fig. 234 = Sezione n. 2 – Ricostruzione in pianta.con segnato il punto dove si trovano i resti della strada antica 1 = Area della zona riparata adibita a cantiere navale 2 = Diga frangiflutti 3 = Muro utilizzato come riparo della banchina 3A=Resti del muro del punto 3, fig. 235, foto del 1915 4 = Posizione della strada in basalto 5 = Posizione del muro a riquadri, fig. 232

 

Ritornando al disegno del Volpi possiamo vedere che abbiamo una prima parte, posta subito dopo la zona delle cinque celle, viste nella sezione n. 1, fig. 230, quasi priva di costruzioni, almeno per quanto ci riporta l’immagine considerata.

Questa situazione è sicuramente da attribuire ai crolli avvenuti in quel punto in epoche precedenti al 1700, questi hanno ricoperto ciò che vi poteva essere di costruito, poiché, come possiamo vedere dalla fig. 233, che è stata ripresa intorno ai primi anni del 1900, la situazione ed il panorama cambiano completamente, l’erosione del mare avvenuta in circa duecento anni ha del tutto modificato lo scenario portando alla luce una serie di strutture che sfortunatamente sono scomparse in massima parte sotto il muro in basalto costruito per contenere il dirupo sottostante il faro.

Sarebbe interessante sapere da dove proviene tutta quella pietra basaltica usata per un simile lavoro giacché la stessa è completamente estranea ai tipi di materiali reperibili nella nostra zona, suppongo, senza andare troppo lontano dalla verità, che tali blocchi siano stati prelevati dalla Via Severiana o da qualche altra strada che si trovava nelle vicinanze, come quella ad esempio che attraversa Via Fanciulla d’Anzio e si dirige in direzione dell’Ospedale Militare partendo all’altezza del faro.

Subito dopo, dal disegno del Volpi, abbiamo un gruppo di tre gallerie che nella foto di fig. 233 sono divenute una struttura con volta arcuata di uso ignoto in quanto non pervenutaci, sappiamo però dalle note lasciateci dal Lanciani che in quel punto vi erano almeno due nicchie alte oltre otto metri poste simmetricamente ad uno spazio rettangolare e sembra che, nella prima, ovvero in quella che si vede nella foto, sia stato ritrovato il gruppo marmoreo con Amazzone e barbaro di origine Ellenistica ora al museo Nazionale Romano, negli altri spazi un Gladiatore combattente e un Gladiatore moribondo, quest’ultimo si trova al museo Capitolino ed è probabilmente citato dal Lombardi con il nome di Banditore Moribondo, queste informazioni sono state tratte da : “Comunicazioni alla Reggia Accademia dei Lincei e da Storia dei Papi di Von Pastor “.

Di queste statue ho potuto rintracciare con sicurezza soltanto l’Amazzone, per quanto riguarda le altre due ho ritrovato ai musei Capitolini un Galata morente del quale riporto una foto.
Non ho però la certezza di essere nel giusto, in quanto il cambiamento del nome benché possa essere giustificato da una più approfondita ricerca storica moderna, in quanto adesso sappiamo che la statua originale era stata fatta scolpire da Attalo I dopo la sconfitta dei Galati nel 238 a.C., non ci garantisce che si tratti del gladiatore morente citato in precedenza, in ogni caso quella che ho rintracciato si trova nel museo giusto, dove dicono che fu portata dopo il ritrovamento, mi riservo di reperire quanto prima maggiori informazioni in merito anche all’altra che si trova presso il museo Nazionale Romano nella collezione Ludovisi ma con il nome di Galata combattente, anche questa una copia proveniente dal monumento fatto erigere da Attalo, quindi è probabile che anche questa abbia avuto un riadattamento del nome.

In ogni caso se guardiamo con attenzione e paragoniamo queste due ultime statue alla prima, ovvero all’Amazzone, possiamo vedere che il personaggio che è sul terreno e sta per essere colpito è simile nella corporatura, nel volto, nella forma dei capelli e porta addirittura gli stessi baffi degli altri due e quindi è molto probabile che originariamente avesse fatto parte dello stesso monumento e che anche in questo caso si debba parlare di un Galata.
Se così fosse si sarebbe ricomposto un trittico di statue collegate fra loro da motivi ben precisi e poste lungo un percorso formato da un camminamento soprelevato che sicuramente era utilizzato come passeggiata lungo la banchina.

 

Fig. 235 = Resti del muro difensivo a pilastri, foto del 1915

Fig. 235 = Resti del muro difensivo a pilastri, foto del 1915

 

Fig. 236 = Amazzone e barbaro

Fig. 236 = Amazzone e barbaro

 

Fig. 237 = Galata morente

Fig. 237 = Galata morente

 

Fig. 238 = Galata combattente

Fig. 238 = Galata combattente

 

La zona delle nicchie appena viste, nell’inverno del 1995 ha interessato alcune persone, non autorizzate, ad effettuare delle operazioni di scavo che si sono protratte per quasi tutto l’inverno.
I lavori erano effettuati in uno spazio esistente dietro un passaggio posto nel punto segnato nella fig. n. 239, 240, con la freccia rossa, alla base di una parete che all’apparenza, essendo in opera mista, potrebbe essere d’epoca Adrianea.

Personalmente mi sono potuto affacciare all’orlo di questa buca, un giorno che non vi erano addetti ai lavori nelle vicinanze, ho visto dall’alto l’ingresso del passaggio posto circa tre metri più in basso, tra l’altro vi era anche una carriola che in parte fuoriusciva dal passaggio, ma ad essere sincero non sono a conoscenza di cosa possano aver trovato e che cosa possa esservi oltre quell’ingresso, poiché, mi dispiace dirlo, non ho più la prestanza fisica di quando non mi sarei fatto scappare l’occasione ed avrei approfittato per intrufolarmi nel buco per avere maggiori informazioni.

In ogni caso, visto che la buca esiste ancora, (anno 2003) anche se dei crolli ne hanno ridotto il diametro, sarebbe veramente interessante poter organizzare, utilizzando l’attrezzatura idonea, una esplorazione oltre quel passaggio.

 

Fig. 239 = Parete dove si trova il passaggio dove sono stati effettuati gli scavi nel 1995

Fig. 239 = Parete dove si trova il passaggio dove sono stati effettuati gli scavi nel 1995

 

 

Fig. 240 = Accesso alla galleria degli scavi del 1995

Fig. 240 = Accesso alla galleria degli scavi del 1995

 

Subito dopo vi è una galleria ascendente scavata nel tufo e quindi, sulla foto del 1900, uno spazio colmo di detriti che è stato scavato in questi ultimi anni dimostrando di essere una stanza quadrata alla quale si accede attraverso una scaletta con alcuni gradini, posta sul lato sinistro, mentre prossima alla parete di fondo e centrale alle due laterali, vi è un piedistallo in laterizi sul quale poggiava probabilmente una statua di un personaggio o di una divinità, in ogni caso non si trattava di un gruppo marmoreo vista l’esiguità dell’appoggio.

Questi resti sono stati da me attribuiti a ciò che probabilmente ci rimane del tempio di Venere, di probabile epoca Adrianea. ( Opera mista, dove fasce in laterizio interrompono la lavorazione in opera reticolata ). ( Vedi = Tempio di Venere ).

 

Fig. 241 = Camera con piedistallo in laterizio, forse facente parte del Tempio di Venere

Fig. 241 = Camera con piedistallo in laterizio, forse facente parte del Tempio di Venere

 

 

Fig. 242 = Strutture arcuate in opera incerta, forse del tempio di Venere in epoca Augustea

Fig. 242 = Strutture arcuate in opera incerta, forse del tempio di Venere in epoca Augustea

 

Di seguito abbiamo un gruppo di rovine arcuate in opera incerta che probabilmente facevano parte delle vecchie strutture del Tempio di Venere ma in epoca Augustea.

Questa costruzione era completamente sconosciuta agli scrittori come Lombardi o Nibby e come possiamo vedere anche dal disegno del Volpi ed anche dal disegno del Lanciani dei primi del 1900, erano stati ricoperti e nascosti alla vista da un muro a riquadri in laterizio, di cui abbiamo molte descrizioni accurate ed anche le relative misure, inoltre anteriormente a questa struttura, a circa 7 metri verso il mare, come ci riporta il Nibby,vi era un altro muro che partendo dalla banchina,ad una certa altezza proseguiva con dei pilastri che arrivavano sino al culmine della parete e sorreggevano un probabile terrazzo della villa, mentre il portico riparava dai marosi un camminamento sopraelevato adorno di statue in quanto, come vedremo in seguito, sembra che ne siano state ritrovate molte, almeno da quanto risulta dai rapporti di alcuni scrittori.

Questo marciapiede collegava tutti i luoghi di maggiore interesse partendo dal Tempio di Venere per passare alla Biblioteca, alle Terme, al Teatro e proseguire fino a giungere quasi in prossimità dell’Arco Muto.

 

 

Fig. 243 = Particolare del disegno del Volpi, anno 1726, il numero 1 indica il camminamento sopraelevato

Fig. 243 = Particolare del disegno del Volpi, anno 1726, il numero 1 indica il camminamento sopraelevato

 

L’esistenza del camminamento è chiaramente visibile nel disegno del Volpi, come si può riscontrare nella fig. 243, esso è costituito da una struttura simile ad un ponte giacché se ne riconoscono gli archi di sostegno sia a destra sia a sinistra della zona con pilastri e prosegue ben oltre la zona delle Terme sino a giungere in prossimità dell’Arco Muto.

Più in basso, al livello della banchina, vi era una strada in basalto che la percorreva in tutta la sua lunghezza collegando la zona che in precedenza avevamo considerato una darsena posta a levante e terminava a ponente a ridosso delle strutture attinenti alle Terme.

La banchina stessa era riparata da un muro posto in prossimità del mare che proteggeva la parte interna di questa dai marosi, credo che la costruzione del muro di protezione o se vogliamo quasi di difesa dal mare aperto, sia dovuto ad una evoluzione della struttura originaria che, costruita in epoca Tiberiana, era utilizzata come attracco attinente alla villa quando questa era situata verso la zona Sud del complesso residenziale, nel 2 e 3 periodo, quindi intorno all’inizio del I secolo d.C.

Quando questa sezione della villa fu ristrutturata ed adibita a luogo di culto, vedi i vari tempi che vi furono edificati, la banchina non fu più utilizzata come attracco per le imbarcazioni imperiali, poiché troppo lontana dalla zona abitativa che si era spostata in zona Semaforo Militare e alla quale si accedeva, probabilmente dalla struttura costituita da quei resti che sono stati poi chiamati Arco Muto e quindi, quello spazio, fu utilizzato come passeggiata con portici.

Da quel che si può rilevare attraverso controlli effettuati in mare, vi era sicuramente una diga frangiflutti, che riparava la zona retrostante dalla furia delle onde, prima della costruzione del muro di protezione.
I resti di questa struttura sono appena visibili sott’acqua, poiché i massi sono attualmente sparsi in una vasta area e resi difficilmente riconoscibili dal fatto che non essendo legati da nessun tipo di cementazione ma soltanto sovrapposti, come lo sono quelli delle dighe attuali, con oltre duemila anni di mareggiate, si sono dispersi per una vasta area ma in parte sono ancora visibili su vecchie foto aeree come quella di fig. 370 e nella ricostruzione di fig. 373 al punto n. 2 ( vedi la sezione riguardante i giardini a mare ).

Proseguendo il nostro percorso verso la biblioteca, incontriamo lo sbocco di una Cloaca alla quale ho dato il nome di: “ Grotta dei Pipistrelli “, poiché ai tempi delle mie prime esplorazioni, intorno al 1960, ne era piena.
L’ingresso di questa galleria fu murato intorno al 1970 ma qualcuno, per motivi che non conosco, ha pensato bene di aprirvi un passaggio sul lato destro, poco dopo l’avvenuta chiusura.

 

Fig. 244 = Grotta dei Pipistrelli nel 1963, si vede l’ingresso libero senza chiusura in muratura

Fig. 244 = Grotta dei Pipistrelli nel 1963, si vede l’ingresso libero senza chiusura in muratura

 

Fig. 245 = Grotta dei Pipistrelli nel 2003, con chiusura in muratura e scavo per accedervi   A e B, passaggi d’ingresso come da pianta di fig. 246

Fig. 245 = Grotta dei Pipistrelli nel 2003, con chiusura in muratura e scavo per accedervi A e B, passaggi d’ingresso come da pianta di fig. 246

 

Questa galleria fu giudicata dal Nibby una fogna che ai suoi tempi immetteva nel mare ancora forti quantitativi d’acqua, se ne può vedere anche in primo piano il disegno in uno scorcio della costa, come ci viene riportato da V. Vecchi in un disegno del 1866, fig. 248.

Quello che vediamo ai giorni nostri doveva trovarsi nascosto dietro al muro a riquadri visto in precedenza e soltanto una condotta posta sulla parte finale della galleria immetteva nel mare le sue acque, personalmente sono d’accordo con lo scrittore per quanto concerne l’utilizzo di questa galleria come fogna e anche come scarico di acque provenienti da piscine o da serbatoi di accumulo per acqua potabile posti a livelli superiori e collegati all’acquedotto principale tramite condotte di piombo poste in prossimità della parte alta della villa e che sono state recuperate in grande quantità, almeno da quanto sappiamo dai vari resoconti di scavo del passato.

La motivazione principale che mi porta ad escludere l’utilizzo di questi condotti sotterranei ad uso acquedotto è data dal fatto che troppi sono i passaggi che s’intersecano al suo interno, questi probabilmente, con la loro scarsa pendenza avrebbero creato dei ristagni di acqua poco compatibili con un uso domestico e potabile.

Abbiamo ancora che il livello al quale si trova, l’avrebbero resa utile soltanto per alimentare piscine o giardini posti molto in basso e prossimi al mare, ma noi sappiamo benissimo che in quel punto non vi erano ne l’une ne gli altri ma soltanto la banchina, per questo non rimane che propendere per lo scarico in mare di acque già utilizzate.

Molti sono gli esempi di gallerie simili alla Grotta dei Pipistrelli, scavate come questa nel tufo, che iniziavano da sotto piscine o vasche di antiche ville, come ad esempio quelle della villa di Adriano a Tivoli, che furono utilizzate proprio per questo scopo.

 

Fig. 246 = Pianta della grotta dei Pipistrelli, rilevamenti personali dell’anno 1960  A = Ingresso principale, vedi fig. 244, 245  B = Galleria non terminata  C = Biforcazione della galleria  D = Punto dove era la lastra crollata dal livello superiore  E = Punto dove si trovava il graffito  F = Gallerie non terminate  X = Gallerie crollate  ? = Gallerie che continuano  1, 2, 3, 4, 5 = Pozzi alti circa due metri e chiusi da lastroni di tufo  6, 7 = Pozzi alti circa 8/10 metri e chiusi da lastroni di tufo

Fig. 246 = Pianta della grotta dei Pipistrelli, rilevamenti personali dell’anno 1960 A = Ingresso principale, vedi fig. 244, 245 B = Galleria non terminata C = Biforcazione della galleria D = Punto dove era la lastra crollata dal livello superiore E = Punto dove si trovava il graffito F = Gallerie non terminate X = Gallerie crollate ? = Gallerie che continuano 1, 2, 3, 4, 5 = Pozzi alti circa due metri e chiusi da lastroni di tufo 6, 7 = Pozzi alti circa 8/10 metri e chiusi da lastroni di tufo

 

Era circa l’anno 1960 quando ho cercato di disegnare una pianta dei cunicoli che compongono l’intrigato dedalo della grotta in questione.

L’ingresso della galleria, come si può vedere dalla foto, era abbastanza ampio, circa metri 3,60 di larghezza per più di tre metri di altezza, rientrando così nella media delle misure di tutte le spelonche similari che si possono vedere lungo la costa, almeno questo era quanto si poteva rilevare all’epoca effettuando però le misure sulla parete interna e terminale della stessa in quanto tutto l’altro spazio era ingombro da detriti provenienti dai crolli della parete esterna.

Da questa galleria iniziale si dipartono dei cunicoli la cui larghezza si mantiene costante intorno ai 60/70 centimetri circa, credo si sia seguita una media di due piedi e mezzo romani, mentre l’altezza varia da circa 180 centimetri massimi a circa 45/50 centimetri minimi.

La galleria, che aveva l’ingresso ingombro di detriti, immetteva nella sua parte finale, che tra l’altro era abbastanza libera, in un cunicolo che procedeva nella direzione di quest’ultima per alcuni metri, con un’altezza di circa 180 centimetri.

Il collegamento tra la galleria iniziale ed il cunicolo era interrotto da uno spazio più largo formato da un pozzo del diametro di 110 centimetri che proseguiva verso l’alto per circa due metri e quindi era chiuso con due blocchi di tufo abbastanza spessi, i quali però non combaciavano perfettamente nella loro parte centrale, lasciando fra di loro uno spazio di qualche centimetro che faceva intravedere che il pozzo proseguiva oltre questa chiusura anche se in parte ingombro da detriti.

Arrivare a sbirciare oltre quei massi era abbastanza semplice, poiché le pareti del pozzo disponevano di alcune incavature contrapposte che ne permettevano l’utilizzo come se fossero dei pioli di una scala, la cosa che invece appare strana è data dal fatto che la chiusura risultava effettuata dalla parte posta superiormente ai blocchi in quanto questi sono molto più lunghi del massimo diametro del pozzo stesso.

Questa considerazione implica l’esistenza di tutta un’altra serie di gallerie poste superiormente a quella in questione e attraverso le quali, probabilmente, sono stati trasportati i blocchi considerati.

La descrizione fatta fin ora si ripete per tutti gli altri pozzi che incontreremo più avanti, esclusi alcuni che invece, pur essendo chiusi con i soliti blocchi, sono molto più alti e probabilmente arrivano in prossimità della parte superiore della villa a livello del piano stradale.

Il fatto che tutti i pozzi sono bloccati con dei massi, indica che gli stessi non erano assolutamente utilizzati per il prelievo dell’acqua e quindi questa potrebbe essere un’altra conferma che non si trattava di un acquedotto ma di una fogna, che era aperta periodicamente per ispezionare i vari passaggi, in caso contrario non vi sarebbe stato motivo di tenere chiusi quei condotti con dei massi in quel modo.

Il cunicolo prosegue per alcuni metri e dopo aver oltrepassato un passaggio sulla sinistra, termina improvvisamente, sembra quasi che coloro che stavano effettuando i lavori volessero procedere in linea retta, ma presi da repentino ripensamento abbiano creduto opportuno interrompere lo scavo. Forse interessava loro soltanto potersi raccordare con un altro condotto che troviamo sul lato destro ed in basso, poco prima del punto dove termina lo scavo principale, o forse il motivo di questo ripensamento è dovuto all’esistenza di altre gallerie che si trovano dietro il diaframma di macco della parte finale rettilinea.

Il pertugio sul lato destro non è più alto di 40/45 centimetri e altrettanto lo è di larghezza, ma dimostra di inoltrarsi nella parete e di aumentare rapidamente la sua altezza, proseguendo per molti metri libero da crolli e detriti, sicuramente è molto più lungo della distanza che poteva essere illuminata con il fascio della lampada.

La direzione è quella verso Sud, in pratica verso la zona dell’odierno faro, inoltre la posizione del passaggio e la forma dello scavo, il cui ingresso è così esiguo che non è possibile accedervi, ci lascia supporre che lo stesso sia stato effettuato partendo dal lato opposto a quello in cui mi trovavo e quindi sicuramente vi sono molte altre gallerie i cui accessi, attualmente, sono ancora da rintracciare.

Ritornando indietro ed entrando in quel passaggio di sinistra che avevamo sorpassato ci si immette in una galleria delle solite misure che dopo un’ampia curva prende un andamento rettilineo, percorsi circa 15 metri del rettilineo, sul lato sinistro di questo, ad una altezza di circa 120 centimetri dal suolo si può accedere ad un passaggio abbastanza largo che immette in vari cunicoli che si dirigono verso direzioni differenti ma dopo breve percorso sono tutti ostruiti da materiali che sembrano provenienti da prodotti di riporto, forse scarichi proveniente da pozzi che arrivavano fino alla superficie e richiusi in questo modo, in epoche recenti, come è avvenuto in più occasioni per altri nella zona.

Ritornando alla galleria principale e percorso ancora una breve tratto, si giunge al secondo pozzo, che dista da quello precedente trenta metri, anche gli altri che incontreremo lungo la galleria principale si trovano alla stessa distanza.

Questo pozzo è chiuso alla solita altezza dai due lastroni di tufo, anche in questo caso si intravede la zona superiore ingombra di detriti, inoltre troviamo una diramazione della galleria principale sul lato sinistro, la larghezza del passaggio è sempre la stessa ma l’altezza è leggermente inferiore, circa 150 centimetri, dopo un breve percorso ci troviamo in un nuovo pozzo che al contrario degli altri è molto alto, credo con una stima approssimativa, circa 8 o 10 metri, anche questo è chiuso dai soliti lastroni, in questo caso credo che la bocca sia prossima alla superficie.

Dal pozzo considerato partono quindi due passaggi, uno sul lato sinistro che dopo poco è ostruito da materiale di riporto costituito da terra, sassi e resti di laterizio, mentre l’altro, dopo un percorso abbastanza lungo immette in un nuovo pozzo anche in questo caso molto alto e chiuso al solito modo, da questo parte un condotto leggermente più basso del precedente, circa 120 centimetri, che non saprei dire dove arriva in quanto, pur essendomi incamminato per un certo tratto, ho rinunciato a proseguire poiché è necessario tenere presente che, se è vero che quando compivo queste pazzie accompagnato da due miei amici avevo 18 anni, è pur vero che cercavo di rischiare il meno possibile in rapporto alla poca attrezzatura che avevo a disposizione, spesso mi ripetevo: “ I passaggi hanno retto per duemila anni, perché debbono crollare proprio adesso? “, ma, se vogliamo, può essere vera anche la considerazione inversa.

In questo caso la ristrettezza del passaggio, la lontananza dalla galleria principale, tutti i vari pozzi da attraversare prima di poter tornare indietro, mi sconsigliarono dal proseguire nell’impresa.

Tornato quindi indietro e ripresa la galleria principale si giunge al terzo pozzo, anche questo ha la chiusura superiore effettuata con due blocchi a circa due metri di altezza, ha un cunicolo sul lato sinistro che subito dopo l’inizio, sulla parete destra, ha una nicchia o forse l’inizio di un altro condotto abbandonato subito dopo l’inizio dello scavo, l’altro cunicolo è invece ostruito poco più avanti.

La galleria principale giunge poi al pozzo quattro dove si ripete la situazione degli altri, il passaggio laterale è soltanto uno sul lato sinistro, poi prima di giungere al pozzo cinque s’incontra un passaggio laterale posto sul lato destro a circa 120 centimetri dal suolo, lo stesso è ascendente ma ostruito dopo poco.

Siamo giunti al quinto pozzo dove la situazione si presenta leggermente differente in quanto vi sono tre passaggi, uno a destra, uno a sinistra ed uno davanti che di solito è quello che rimane di altezza costante ed indica il percorso principale della galleria invece, in questo caso, è molto più basso degli altri, circa 60 centimetri di altezza per altrettanti di larghezza, questa situazione mi ha indotto a controllare prima i due passaggi laterali che erano di circa 150 centimetri, ma questi dopo un percorso relativamente breve sono interrotti da detriti o da massi che sembrano provenienti dal crollo delle loro volte.

Il passaggio centrale, pur avendo un accesso così angusto per il quale si accede con una certa difficoltà, prosegue per altri 60 o 70 metri, acquistando gradatamente maggiore altezza, lungo questo percorso non s’incontrano altri pozzi ma soltanto qualche passaggio laterale ascendente e in forte pendenza, questi risultano ricolmi di detriti provenienti dai livelli superiori, mi è capitato di notarvi anche ossa, resti di vasellame, parti di muratura e di intonaco colorato.

Si giunge così in un punto dove s’incontra una biforcazione, la galleria si divide in due passaggi paralleli che dopo un breve tratto si ricongiungono lasciando al centro un diaframma di tufo dello spessore di non più di cinquanta centimetri, il motivo non si riesce a comprendere.

Dopo un altro tratto si giunge in un punto dove la galleria diviene nuovamente esigua ed è necessario procedere quasi carponi, la stessa è attraversata da numerose radici che fanno presumere una vicinanza alla superficie o almeno, poiché non si rileva una pendenza molto accentuata della stessa che la possa aver avvicinata alla superficie, è probabile che in quel punto lo strato di macco sia meno spesso e quindi lo strato di terra più vicino ed abbia permesso per questo alle radici degli alberi di giungere così in profondità.

Oltrepassato quel punto, dopo un breve percorso, la prima volta che vi arrivai, rimasi bloccato da quello che credevo un masso che ostruiva il passaggio e tornai indietro.

Una seconda volta che organizzai quella che chiamavo una spedizione nella galleria, cercai di spostare il masso e scoprii che era invece un pezzo di una lastra di terracotta e dopo averla tolta compresi, introducendomi nel passaggio, che serviva ad otturare un buco nella volta della galleria che come ho potuto constatare immetteva in un ordine superiore di passaggi che in quel punto avevano creato un foro.

Il buco non era tanto grande ma si potevano vedere gli altri pezzi della lastra che ancora si trovavano nella galleria superiore, questi rompendosi e cadendo avevano ostruito il passaggio inferiore dove mi trovavo.

Tolto l’ingombro, si accede ad un passaggio che ha un andamento rettilineo, ma è talmente stretto che rende difficile il proseguire per l’impossibilità di poter effettuare il benché minimo movimento, mi sono inoltrato strisciando sul fondo ma dopo un tratto che mi è sembrato lungo una eternità, sono stato costretto a tornare indietro, la lampada che utilizzavo non era proprio il massimo, gli amici che avevo lasciato indietro m’invitavano a tornare, la galleria non accennava ad aumentare di altezza, sebbene sembrava dover proseguire per un lungo tratto, quindi senza potermi girare ho iniziato il percorso a ritroso come un gambero.

Mentre indietreggiavo in quel modo mi è capitato di vedere dei segni graffiti sulla parete alla mia sinistra, era una scritta dell’autenticità della quale sono più che convinto, in quanto originariamente era stata incisa sulla parete tufacea ma al momento del mio ritrovamento si trovava inglobata nello strato di materiale cristallino che si forma sopra le superfici calcaree sottoposte al trasudo dell’umidità.

 

Fig. 247 = Graffito trovato nella Grotta dei Pipistrelli

Fig. 247 = Graffito trovato nella Grotta dei Pipistrelli

 

Fig. 248 = Tratto di costa, disegno di V. Vecchi, anno 1866  1 = Cloaca o fuoriuscita in mare della condotta proveniente dalla Grotta dei Pipistrelli

Fig. 248 = Tratto di costa, disegno di V. Vecchi, anno 1866 1 = Cloaca o fuoriuscita in mare della condotta proveniente dalla Grotta dei Pipistrelli

Lo strato in questione è dello spessore di 4 o 5 millimetri e ricopre tutte le pareti della galleria e volendo potrebbe essere distaccato con molta facilità e con esso si potrebbe portar via la scritta stessa, questa occupa una superficie di 50 per 30 centimetri circa ed in più punti è rovinata, in ogni modo ho pensato di ricopiarla, faccio però presente che le lettere tratteggiate non sono sicuro che possano essere come le ho riportate.

Sarebbe interessante se si riuscisse a darle un senso, sempre se ne ha qualcuno e ricollegare la stessa a chi probabilmente ha scavato quelle gallerie, non credo possibile, come ho già detto che questa possa essere un falso poiché quel punto è stato sicuramente raggiunto soltanto da me e non credo da altri in epoche recenti.

Dopo quella volta non ho avuto più occasione di entrare in quella galleria, credo che per il futuro non ci sia in programma la benché minima possibilità di ripetere una simile pazzia, almeno per quanto riguarda la mia persona ma sarebbe interessante, poter organizzare qualche spedizione più attrezzata per avere maggiori informazioni sull’uso di quei passaggi che in ultima analisi sono abbastanza anormali, perché ci lasciano con molte domande senza risposta per esempio le seguenti:

  • Se è vero che il Nibby dice che da questa galleria usciva acqua, da dove proveniva, forse in qualche punto del percorso vi era un collegamento con l’acquedotto e questi condotti ne raccoglievano le acque in surplus?
  • Perché tutti i pozzi sono chiusi da lastroni che ne impediscono l’ingresso, forse perché non venivano più utilizzati?
  • Il secondo livello di gallerie che si trova sopra ai pozzi più bassi a cosa serviva e dove conducono?

Dopo questa galleria abbiamo, al momento attuale, una parete completamente spoglia con resti di muri di fondamenta posti soltanto nella parte alta, quindi si giunge alla Biblioteca che sarà presa in considerazione nella sezione numero tre.

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