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La Villa imperiale – Fase 7

Questo è probabilmente l’ultimo intervento di ristrutturazione al quale è stata sottoposta la villa Imperiale, è attribuibile all’epoca dei Severi, l’edificio e le dipendenze ad esso collegate vengono sottoposte ad un riadattamento generale che pur modificandone ed abbellendone i vari ambienti, lascia immutata la posizione degli stessi.

Settimio Severo era stato acclamato Imperatore dalle legioni di Pannonia (Ungheria) nel 193 d.C., aveva poi ottenuto il riconoscimento dal senato. L’Imperatore era nato a Leptis Magna (Tripolitania), era un soldato che era giunto alle più alte cariche dell’esercito grazie al suo valore e alla sua tenacia.

Trasformò l’Impero in una monarchia militare e non avendo molta simpatia per i popoli Italici e per i Romani in special modo, si circondò soltanto di truppe che reputava fedeli alla sua persona, la prima cosa che fece fu quella di sciogliere la guardia pretoriana composta prevalentemente da Italici che sostituì con un corpo composto soltanto da soldati provenienti dalle province.

Riportò la pace nell’Impero sedando sia le guerre civili sia quelle contro i Parti, quindi affidò al giurista Papiniano il compito di un generale riordinamento della legislazione Romana. I suoi atteggiamenti di marcata ispirazione Africana che in parte erano influenzati dalla moglie d’origine Siriana, fecero introdurre in Roma culti di origine Orientale che soppiantarono in parte le credenze di origine Italica.

Forse quest’atteggiamento, per quanto riguarda le tendenze religiose di questo imperatore, è da ricollegare al ritrovamento nell’area di villa Adele della statua di Anubi, che attualmente si trova al museo Vaticano e dello sviluppo del culto del dio Mitra, come vedremo in seguito.

 

Fig. 146 Statua di Anubi

Fig. 146 Statua di Anubi

 

 

Fig. 147 Il numero 7 indica la posizione dei resti presi in considerazione 7A=Muro Severiano   7B=Mosaico n. 1   7C=Mosaico n. 2    7D=Mosaico n. 3   7E=Mosaico n. 4

Fig. 147 Il numero 7 indica la posizione dei resti presi in considerazione 7A=Muro Severiano 7B=Mosaico n. 1 7C=Mosaico n. 2 7D=Mosaico n. 3 7E=Mosaico n. 4

 

L’unica gran variante è data dal livellamento e riempimento di tutta la parte precedentemente occupata dalla villa a forma semicircolare di epoca Neroniana.

Il tratto che va da Via Furio Anziate fino a giungere ai resti della biblioteca posti verso Nord viene colmato fino a giungere al livello di quei dadi di marmo ancora visibili per formare un ripiano che, a giudizio di molti scrittori, venne usato per edificare una nuova villa con atrio colonnato ma che invece fu adibito ad uso templare in quanto, come vedremo, abbiamo chiare prove che vi fu edificato un tempio dedicato al Dio Nettuno, un’altro dedicato ad Apollo ed uno dedicato al Dio Mitra, come risulta da scavi documentati effettuati in quel luogo intorno al 1846.

Di questo periodo è anche il muro che corre lungo la via citata in precedenza, e che serviva come limite finale dell’area edilizia creata ad uso templare, questo muro chiude completamente i resti di quei magazzini di epoca Augustea/Claudia che erano stati già murati durante la fase Neroniana, come si può vedere dalle pareti a tufetti che ne chiudono gli ingressi e che sono compatibili per forma e colore a quelli del periodo citato.
Le terme furono completamente ricostruite come dimostrato dal tipo di laterizio utilizzato e dai bolli impressi su quest’ultimi e ritrovati in gran quantità.

La villa vera e propria si estese molto più a Nord, ampliando gli spazi occupati dalle costruzioni Adrianee della fase precedente e spingendosi oltre la zona del Semaforo fino a giungere in prossimità dell’attuale caserma Santa Barbara, dal lato Est si allargò invece nell’area dell’Ospedale Militare e sotto il tracciato della ferrovia ora ricolmato.

L’utilizzo di laterizi dal colore rosso scuro impiegati con gran profusione ed attribuiti a tale periodo storico, testimoniano l’intensa attività edilizia che Settimio Severo portò avanti in Anzio ed anche in tutto l’impero.

Molti lavori furono effettuati presso le terme di cui rimane gran parte del Calidarium posto su suspensure a pilastri di mattoni poggianti su tegoloni con timbri circolari, alcuni dei quali erano ancora visibili intorno al 1980 ma ora sono stati asportati, in ogni modo, essendo rimasti altri di questi tegoloni ancora in opera ma più internamente, è probabile che ve ne siano ancora marcati allo stesso modo.

Possiamo anche ricordare che quest’imperatore fece costruire la via che collegava Ostia ad Anzio, che poi proseguiva probabilmente fino a Terracina dove si congiungeva all’Appia e alla Domiziana, questa strada prese il nome di Severiana in suo onore.

Molte colonne in cipollino, capitelli di marmo e parti di mosaici furono ritrovati durante gli scavi per l’apertura di Via Fanciulla d’Anzio. I mosaici possono essere divisi in quattro gruppi, sono stati tolti dal luogo di ritrovamento ed è ora possibile vederli presso il Museo Nazionale Romano.

 

Primo mosaico
Il mosaico in questione è mutilato da ampie zone mancanti, ma possiamo però vedere che sulla sinistra di questo ancora rimane una parte della banda laterale formata da tessere poste in linea retta di colore alternato, una è bianca e una è nera.

Il tipo di disegno è molto simile a quello dei mosaici ritrovati nelle sue vicinanze a questi è anche assimilabile per periodo di appartenenza. Nell’angolo rimasto, che è quello di sinistra, vi è un Erote che dalla pancia in giù si trasforma in un intreccio di vegetali e di tralci che si propagano a spirale verso il centro del disegno, questa figura impugna una spada nella mano destra e nella sinistra uno scudo triangolare.

Nella parte centrale del mosaico, anche se molto rovinata, appare una figura di uomo priva di testa, nuda e in corsa con un mantello che gli ricopre la spala sinistra, mentre nella destra stringe una fiaccola accesa puntata verso il basso, al disotto di questo personaggio si vede una pantera che con il muso alzato sembra procedere verso sinistra.

 

Fig: 148 Mosaico punto B di fig. 147

Fig: 148 Mosaico punto B di fig. 147

 

 

Fig. 149 Particolare del mosaico precedente

Fig. 149 Particolare del mosaico precedente

 

Questo mosaico è composto da due pezzi che insieme ricoprono una superficie di metri 3,15 per 2,80 ma ci lasciano supporre un’ampiezza maggiore dello stesso in quanto molte sezioni sono mancanti. Oltre all’Eros vi erano rappresentati probabilmente molti animali tra i quali, attualmente, si può riconoscere soltanto una pantera.

Nel caso considerato l’animale visibile, pur avendo molte analogie con quelli del Genio Alato, sono attribuibili ad un periodo posteriore stimato intorno all’inizio del III secolo d.C. e quindi compatibile con il periodo Severiano.

L’insieme del disegno è composto di forme a mandorla realizzate con foglie d’acanto che partono dai quattro angoli, da calici posti su di una corolla di fiore, mentre sui lati, vi sono quattro vasi sui quali è posato un uccellino.

 

Secondo mosaico
Il secondo mosaico, ritrovato in una stanza attigua a quella dell’Eros con Cornucopia, rappresenta un altro Eros che cavalca una pantera.

Le parti pervenuteci sono sei e ricoprono una superficie di metri 3,75 per 2,30, non essendo completo e effettuando un calcolo approssimativo delle parti mancanti possiamo dire che lo stesso poteva occupare una superficie di oltre 25 metri quadrati, le tessere sono bianche e nere, anche questo sembra contemporaneo del precedente ed è conservato nello stesso museo degli altri.

Anche in questo caso le foglie di acanto sono la base di tutto il disegno, i loro intrecci lasciano degli spazi liberi nei quali sono contenute le figure principali del disegno, tra le quali primeggia l’Eros che cavalca la pantera, questo è posto in uno spazio quadrato circoscritto da tralci, mentre gli animali che si vedono rappresentati sembrano incedere verso gli angoli del mosaico, tra questi si riconosce un’aquila, un leone, una leonessa, mentre degli altri non è possibile capire la specie in quanto mancanti di molte parti.

La cornice che contorna questo mosaico è preceduta da una balza bianca della quale ci rimangono pochissime parti, mentre quest’ultima è composta di quattro file di tessere nere separate da quattro file di tessere bianche, alle quali segue una treccia a due capi composta di tessere degli stessi colori delle precedenti.

 

Fig. 150 Mosaico punto C di fig. 147

Fig. 150 Mosaico punto C di fig. 147

 

Fig. 151 Particolare del mosaico precedente

Fig. 151 Particolare del mosaico precedente

 

 

Terzo mosaico
Anche il terzo mosaico si trova al Museo Nazionale Romano, è stato ritrovato leggermente ad Est degli altri appena descritti durante i lavori di scavo per l’apertura di Via Fanciulla d’Anzio, è attribuito all’inizio del III secolo d.C. (periodo Severiano), è formato da tessere bianche e nere che come le altre sono di meno di un centimetro di lato e rappresenta Dionisio.

 

Fig. 152 Mosaico punto D di fig. 147

Fig. 152 Mosaico punto D di fig. 147

 

L’insieme della raffigurazione ci mostra un disegno d’argomento vegetale, l’intreccio di foglie e tralci lasciano al centro uno spazio libero per includere un Dionisio in posizione eretta posto davanti ad una pantera.

Intorno alla figura citata, compresi in spazi circondati da tralci di uva, vi sono rappresentate otto figure, due sono delle maschere, le altre sei sono disegni di uccelli tra i quali se ne riconoscono soltanto cinque che sono : “ un pavone, un pappagallo, un’anatra, un ibis e un airone.

Procedendo poi verso l’esterno s’incontra altri otto spazi, in due dei quali sono rappresentate altre due maschere e nei sei rimanenti dei personaggi che sembrano nudi con un mantello posto sulle spalle e legato intorno al collo e nella mano sinistra stringevano un bastone.

Oltre queste immagini appaiono una serie di otto animali tra i quali si vedono due cani, due leoni, due pantere e due tigri, ai quattro angoli sono poste quattro anfore dalle quali partono appunto i tralci, su queste sono posti due uccelli ciascuna.

 

Quarto mosaico
Quest’ultimo mosaico rappresenta Ercole e Archelao, è stato trovato nel maggio del 1931 durante i lavori per la costruzione del primo campo sportivo Anziate che si trovava dove oggi è situato il complesso inerente l’ingresso degli scavi archeologici.

Era situato in una sala posta molto più a Sud di quelle considerate fino ad ora, le misure sono imponenti e cioè metri 10,50 di lunghezza per 7,45 di larghezza, le tessere come le altre sono bianche e nere ma leggermente più grandi delle altre e cioè vanno da una misura di 1 a circa 1,5 centimetri.

 

Fig. 153 Mosaico punto E di fig. 147

Fig. 153 Mosaico punto E di fig. 147

 

Fig. 154 Particolare del mosaico precedente

Fig. 154 Particolare del mosaico precedente

 

Fig. 155 Altro particolare del mosaico precedente

Fig. 155 Altro particolare del mosaico precedente

 

Le figure presenti nel disegno sono racchiuse in spazi circondati da foglie di acanto, che partono dai quattro lati del mosaico da cespugli formati sempre dalle stesse foglie (sappiamo che questa erano utilizzata per intrecciare le corone che venivano donate, come simbolo della vittoria, agli atleti delle gare sportive).

L’immagine principale, posta al centro del mosaico, rappresenta la lotta di Ercole contro Achelao, si vede il semidio che con il braccio sinistro regge la clava e la pelle del Leone Nemeo, che sono gli attributi di questa divinità, con la mano destra invece stringe un corno staccato dalla testa del suo avversario il quale si trova poggiato su di una roccia e con la mano sinistra tenta di bloccare il sangue che gli esce dalla ferita.

Ai lati di questo disegno compaiono, sulla destra un leone e sulla sinistra quella che sembra una leonessa, completano il quadro quattro personaggi, due maschili e due femminili. Questo lavoro è da attribuire al periodo Severiano.

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