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La Villa imperiale – Fase 4

La villa prende l’aspetto semicircolare del quale attualmente possiamo ancora vedere la forma e la struttura muraria. Parte dell’edificio è addossata alla parete tufacea a picco sulla spiaggia sottostante e tramite vari piani costruttivi e stanze digradanti è collegato al mare attraverso varie scalinate con le quali si accedeva alla banchina sottostante, al porto della villa ed ai giardini.

Di questa banchina rimangono delle tracce ancora visibili al tempo del Lanciani, intorno ai primi del 1900, questi sono rilevati nella pianta generale della villa sotto forma di travature in legno che questi attribuisce ad un pontile adibito ad attracco ma avendone viste personalmente alcune parti intorno all’anno 1964, è mia opinione attribuirle ai resti delle casseforme necessarie alla costruzione del porto che era in muratura e subito dietro di questo vi era una strada in lastre di basalto che percorreva tutta la banchina, della quale parlerò quando tratterò dei giardini. Tutto il complesso, come ho accennato è attribuibile al periodo Neroniano ma è un rimaneggiamento ed ampliamento d’opere dell’epoca di Tiberio/Claudio.

 

Fig. 122 Il numero 4 indica la posizione dei resti presi in considerazione 4 A = Zona centrale della villa   4 B = Zona Arco Muto   4 C = Zona piazzale delle Grotte 4 D = Arrivo Acquedotto

Fig. 122 Il numero 4 indica la posizione dei resti presi in considerazione 4 A = Zona centrale della villa 4 B = Zona Arco Muto 4 C = Zona piazzale delle Grotte 4 D = Arrivo Acquedotto

 

A questo periodo possiamo associare anche la costruzione del grande porto della città e di quello privato della villa, in quanto le opere edilizie delle varie costruzioni molto si somigliano sia per la forma dei laterizi che per il colore degli stessi ed inoltre per le misure ed il colore dei tufetti dell’opera reticolata che come sappiamo sono molto differenti nelle varie epoche.

In questo periodo si ebbe probabilmente la maggiore estensione verso Nord con interessamento della zona prossima all’Arco Muto e di quella del Semaforo Militare, fino a giungere in prossimità di Via di Villa Neroniana.
Di questa villa rimangono ben poche tracce, se si escludono i resti dei muri perimetrali a forma di semicerchio; la parte che si affacciava sul mare è andata completamente distrutta a causa dell’erosione che ne ha causato il crollo e dall’utilizzo della stessa area ad uso templare in epoca Adriano-Severiana.

Non vi sono resti di mosaici, in quanto con molta probabilità fu utilizzato il marmo per le pavimentazioni che furono asportate prima di procedere alla costruzione delle strutture di epoche posteriori. Come si può vedere dal disegno del Volpi la zona dell’Arco Muto era costituita da una serie di archi che probabilmente sostenevano un terrazzamento e delle opere adibite a porticati per ammirare il mare, questo è deducibile anche dal fatto che sono state individuati tronconi di colonne, in special modo sul lato Nord di queste opere architettoniche.

Di questi lavori dell’epoca Neroniana abbiamo inoltre un rilevamento topografico di alcune stanze situate sopra all’Arco Muto, riportato dal Lanciani, una di queste era abbellita da vari disegni ancora visibili intorno all’anno 1980.

 

Fig. 123 Disegno del Volpi dove si vede la zona dell’Arco Muto come era nel 1700

Fig. 123 Disegno del Volpi dove si vede la zona dell’Arco Muto come era nel 1700

 

Fig. 124 Arco Muto visto dal  mare nel 1910

Fig. 124 Arco Muto visto dal mare nel 1910

 

Fig. 126 Panorama con Arco Muto  in una foto del 1955

Fig. 126 Panorama con Arco Muto in una foto del 1955

 

Fig. 125 Arco muto visto dal  mare nel 1983

Fig. 125 Arco muto visto dal mare nel 1983

 

Come abbiamo visto la villa Repubblicana si era andata trasformando in un complesso edilizio che non era più soltanto un’abitazione ma un insieme di costruzioni che comprendevano, già dal periodo Tiberio/Claudio, tutte quelle strutture atte a ricoprire la funzione di residenza Imperiale e in questo ruolo di rappresentanza venne fornita di tutto il necessario come teatri, biblioteche,terme, templi, bagni marini, giardini e porto, per non parlare di un acquedotto fornito di tre cisterne di accumulo posto a circa 200 metri più a Nord dell’Arco Muto, in prossimità del Semaforo.

Questa opera idraulica portata a termine dagli architetti Neroniani, che probabilmente erano Severo e Cerere, era d’importanza vitale per il buon funzionamento di tutto il complesso residenziale sia per usi domestici che per alimentare le varie piscine, le terme ed i giardini.

Sappiamo dal Lombardi che nella zona antistante le gallerie che attraversano la parete tufacea, dal lato Sud dell’Arco Muto, si potevano vedere in fondo al mare i resti di una vasca in marmo posta a poca profondità, ora completamente sepolta sotto vari metri di sabbia, in ogni modo a titolo di curiosità, ricordo di aver visto alcune persone, intorno al 1965, lavorare per alcuni giorni su di un grosso masso di alcuni metri quadrati, che poteva essere ciò che rimaneva di un pavimento, per togliere da questo una tubatura in piombo.

L’acquedotto che veniva utilizzato in epoca Repubblicana era probabilmente una diramazione di quello Volsco che, quando fu costruito, terminava nella parte alta del paese ( zona Santa Teresa o Vignacce ), quello nuovo ne seguiva il percorso ma ad una profondità maggiore, proveniva anche questo da Cacamele ed arrivava in prossimità del Semaforo, venne interrotto intorno al 1800 per servire la vaccheria dei Mencacci e la fornace che si trovavano in quei paraggi, tanto che la zona antistante a Via di Villa Neroniana era chiamata :”Valle del Fontanile”.

Come possiamo veder dalla figura n.127, l’acqua arrivava in una serie di gallerie che venivano usate come vasche di decantazione e poi immessa in un gran serbatoio in piombo dal quale partivano le condutture che servivano le utenze domestiche della villa, la vasca di piombo è stata ritrovata e smontata intorno all’anno 1950 e si trovava nella galleria di sinistra.
(clicca sull’ immagine per ingrandire)

 

Fig. 127   Arrivo acquedotto 1 = Luogo dove si trovava il vascone di piombo

Fig. 127 Arrivo acquedotto 1 = Luogo dove si trovava il vascone di piombo

 

Dalla foto si può anche notare che le acque hanno continuato a defluire dall’acquedotto per moltissimo tempo, ne fanno fede gli enormi strati di depositi calcarei che ancora si possono vedere e che sono dello spessore di alcuni metri. Dalle vasche di decantazione o piscine limarie, l’acqua in eccedenza defluiva verso un complesso composto di tre cisterne e quindi inviata tramite una condotta alla zona dei giardini posta a Sud dell’Arco Muto. (Tutto questo discorso verrà ripreso ed approfondito quando parlerò degli acquedotti).

 

Fig. 128 Le tre Cisterne, serbatoi  d’accumulo dell’acqua

Fig. 128 Le tre Cisterne, serbatoi d’accumulo dell’acqua

 

Queste opere erano necessarie per accogliere una vasta cerchia di visitatori d’alto rango, che giungevano da ogni parte dell’impero a rendere omaggio al loro Imperatore.

Probabilmente questo complesso edilizio ebbe il suo epilogo nelle grandi ville delle epoche seguenti che molti altri Imperatori vollero farsi costruire in seguito e che ricoprivano spazi di ampiezza sempre maggiore, un esempio classico c’è dato dalla villa di Adriano a Tivoli che l’imperatore si fece edificare e che frequentò soltanto nella sua vecchiaia, preferendo Anzio come luogo dei suoi riposi estivi.

 

Fig. 129 Ricostruzione della villa in epoca Neroniana, è necessario però considerare che questo disegno è soltanto  dimostrativo ed alquanto distante dalla verità

Fig. 129 Ricostruzione della villa in epoca Neroniana, è necessario però considerare che questo disegno è soltanto ipotetico e pertanto probabilmente distante dalla realtà

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