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La città e le mura – Anzio volsca – La nascita della città di Anzio – Il periodo latino volsco – La fondazione e le mura di cinta

Nel secolo VII e VI a.C., l’Etruria ed i popoli che si affacciavano sul mar Tirreno, da Populonia a Napoli, diventarono il principale mercato dei prodotti Greci e il teatro di azioni commerciali ed anche piratesche da parte di questi, ai quali si affiancarono anche i popoli Punici e Fenici.
Queste genti si scontrarono più volte tra loro per motivi sia commerciali che per il controllo delle rotte del Tirreno.

Il predominio e il declino degli Etruschi è segnato da una serie di battaglie che iniziarono con quella del Mare Sardonico verso il 540 a.C. in cui quest’ultimi e i Punici riportarono una vittoria sui Greci di Focea che furono costretti ad abbandonare la loro base navale di Alolia in Corsica,ma questa vittoria generò nei popoli sconfitti un desiderio di vendetta del quale ben presto si conobbero le conseguenze.

Alla fine del VI secolo a.C. gli Etruschi persero il controllo sul Lazio e la loro influenza sulla nascente potenza Romana, mentre nel 474 a.C. furono sconfitti nelle acque di Cuma da parte dei Siracusani.
La loro potenza navale sarà così annientata e di conseguenza si ridurranno le difese costiere offerte dalla vigilanza effettuata dalla flotta, per questo motivo tutte quelle popolazioni che facevano della pirateria e delle razzie il loro scopo di vita si trovarono libere di spostarsi lungo le coste del mar Tirreno e dell’Italia centro Settentrionale, catturando uomini da ridurre in schiavitù e donne da adibire alla prostituzione sacra nei templi di quelle religioni, prevalente- mente nella zona Siriana ed anche a Cartagine dove erano situate le aree sacre dedicate ad Isthar che era la dea alla quale era dedicata questa attività, a tal proposito si può ricordare il grande tempio ritrovato ad Ebla, nella cui cella centrale sono stati rinvenuti i resti della divinità nuda ed alata circondata da piccole figure femminili nude che rappresentavano le sue sacerdotesse votate o costrette alla prostituzione.

E’ interessante un brano di Tucidide (Storia della guerra Peloponnesiaca), nel quale dice: “I Greci di un tempo e, tra i barbari, coloro che si erano insediati sulle coste del continente e nelle isole, quando ebbero iniziato i rapporti per via mare, cominciarono a dedicarsi alla pirateria. I loro capi erano uomini abili che cercavano vantaggi per se stessi e nutrimento per i deboli, attaccavano le città senza fortificazione e gli abitanti dei villaggi, dandosi al saccheggio e ai rapimenti, da cui traevano i loro mezzi di sussistenza essenziali “.

Fu appunto in questo periodo, che va dal VI al V secolo a.C., che i villaggi sparsi si allearono e crearono le prime città fortificate.
Ad Anzio venne scelta la zona posta sull’altipiano delle Vignacce (zona Santa Teresa), che di per sé risultava già difesa naturalmente essendo situata in un punto sopraelevato, ricco di strapiombi almeno su tre lati del suo perimetro.

 

Alcune vie della zona delle Vignacce, oggi S. Teresa. In questa area sorgono imponenti testimonianze di attività umana quali la magnifica Villa Spigarelli ed il Teatro romano. Ogni metro di terra probabilmente cela altri reperti.

 

La città nascente rispondeva in pieno ai dettami dell’architettura Etrusca, sia per la scelta dei luoghi che per l’impianto urbano, confermando così l’esistenza di contatti tra queste due popolazioni.

I centri abitati venivano prevalentemente edificati sulla cima di colline o ancora meglio su contrafforti tufacei dalle pareti dirupate per motivi di difesa come è avvenuto nel nostro caso, di solito erano cinte di mura in blocchi di pietra locale (nel nostro caso tufo), che correvano per chilometri delimitando una vasta area interna.

L’abitato non occupava però tutto lo spazio cinto dalle mura difensive ma soltanto una parte assai ridotta, poiché il restante terreno era adibito a possibili espansioni edilizie ma soprattutto alla coltivazione ed al pascolo garantendo così, con questo sistema, una maggiore possibilità di sussistenza per gli abitanti del luogo in caso di lunghi assedi.

E’ interessante anche conoscere il modo nel quale venivano fondate le città con il metodo Etrusco, poiché ci tornerà utile quando considereremo l’urbanistica di Anzio.

 

Come poteva apparire la  città Volsca vista dal vallo

Come poteva apparire la città Volsca vista dal vallo

 

Tutte le decisioni erano nelle mani dei sacerdoti o auguri che cominciavano con delimitare uno spazio nel cielo consacrato all’operazione, detto spazio era chiamato: “Templum”. All’interno di questo si traevano gli auspici controllando i fenomeni meteorologici, il volo degli uccelli o qualsiasi altra cosa avvenisse in quel luogo circoscritto, dopo di chè era individuato il centro della città e delle principali direzioni del suo sviluppo.

Si scavavano quindi delle buche nelle quali venivano messe delle offerte alle divinità alle quali era dedicata la città, quindi venivano richiuse e segnalate con dei cippi che servivano appunto a tracciare le vie, nello stesso tempo questi luoghi erano considerati sacri.
Seguiva il tracciato del perimetro delle mura, con un solco che diveniva linea invalicabile per tutti gli uomini, tale linea era interrotta soltanto in corrispondenza dei luoghi in cui si sarebbero aperte le porte di accesso alla città.

 

Le mura volsche viste dal  vallo - Foto del 1964

Le mura volsche viste dal vallo - Foto del 1964

 

Lungo il perimetro delle mura, tanto all’interno che all’esterno, correva una vasta striscia di terreno detta Pomerium, che doveva rimanere vergine, cioè privo di coltivazioni e di edifici ed era dedicato alle divinità protettrici della città.

Normalmente questa era la consuetudine ma forse ad Anzio le cose non andarono in questo modo, in quanto il Pomerium fu utilizzato per effettuare delle sepolture in deroga a quanto stabilito dalle leggi di fondazione o forse i sopravvenuti Volsci, che presero il potere in epoche posteriori alla fondazione, non rispettavano tali usanze in quanto nel nostro paese il Pomerium è pieno di tombe sia dentro che fuori le mura e specialmente nelle zone vicine alle porte di accesso.

La città si circondò oltre che di mura, di un vallo scavato ad arte e che in parte utilizzava il probabile letto di un antico corso d’acqua ormai asciutto, il materiale ricavato fu utilizzato per aumentare l’altezza del terrapieno difensivo.

Il periodo nel quale furono effettuati queste opere è un’epoca di transizione tra il predominio sul territorio di popolazioni Latine che recepivano attraverso i loro commerci le influenze Etrusche e la lenta ma progressiva ascesa al potere delle popolazioni provenienti dalle montagne, cioè gli Osci.

Queste genti che dal Nord cominciarono lentamente ad abitare il territorio di Anzio spingendosi sempre più verso Sud, erano gli Osci o Opici, avevano fondato la città di Priverno e da questa si erano avvicinati alla pianura forse spinti da motivi di transumanza, la loro non fu una vera invasione ma una lenta penetrazione pacifica che trasformò i Latini di Anzio in Volsci.

 

Le mura volsche viste dal  vallo - Foto del 1964

Le mura volsche viste dal vallo - Foto del 1964

 

La tradizione vuole che gli Osci, durante i loro spostamenti verso Sud, fondarono la città di Osca che in seguito mutò il suo nome in Capua e fu appunto in questa occasione che gli Osci Laziali, per distinguersi da quelli della nuova colonia presero il nome di Volosci, che cambiò in seguito, per contrazione, in Volsci, cioè antichi Osci in quanto la desinenza Vol sembra indicare in Etrusco qualcosa di antico, mentre Osco significa serpente.

Per quanto riguarda le mura della città possiamo dire che le opere di costruzione non sono riconoscibili con certezza per quanto concerne la datazione della loro costruzione, per questo le opinioni di coloro che trattarono l’argomento sono alquanto contrastanti, ma, in ogni caso, la vasta elisse che circonda tutto il comprensorio partendo ad Ovest in prossimità di Via di Villa Neroniana e terminano ad Est presso l’attuale Via della Pineta, al termine della quale, dove ora vi sono le scale che la collegano a Via Gramsci, vi era il ponte in ferro della ferrovia del 1884, che era stato costruito appositamente per permettere al treno di superare l’antico vallo che in quel punto giungeva fino al mare.

Questo fu riempito intorno agli anni 60, in occasione di lavori di miglioramento della viabilità. In queste opere difensive possiamo distinguere due momenti costruttivi, la parte di queste situata nella zona alta è oltre che la più massiccia anche la più antica, probabilmente, come ho già ho detto, iniziata da popolazioni Latine coadiuvate da maestranze Etrusche ed in seguito migliorata ed ampliata dai Volsci intorno al V secolo a.C.

La conferma alla determinazione dell’epoca è data da una nota dell’archeologo Lugli che ci dice di aver fatto dei sondaggi sotto i muri del vallo citato, ed anche ai lati di questo, ritrovando frammenti di vasellame di impasto o di argilla figulina non bene depurata, con esclusione di ceramica Etrusco-Campana, per questo possiamo quindi pensare che vi erano in quel luogo altri insediamenti anteriori a quel periodo e quindi appartenenti ad un villaggio più antico che poi venne appunto fortificato.

Questa cerchia di mura era costituita da una tripla struttura in opera quadrata, con blocchi di tufo di cm. 60x70x35 circa, sovrapposti e addossati alla parte retrostante, senza uso di calce.
Alla distanza di circa 4 metri dal primo muro ve n’era un altro e lo spazio tra I due era riempito con il materiale prelevato dallo scavo del vallo.

Queste due pareti creavano così un camminamento abbastanza ampio che era utilizzato, in caso di assedio, per un più agevole spostamento lungo le difese.
Questa opera a tre pareti di blocchi non seguiva tutto il perimetro della parte alta ma l’andamento del vallo soltanto sul lato Nord e cioè nel tratto che andava dal punto dove Via Coriolano incontra Via del Cavalcavia, fino a giungere nella zona del liceo Artistico e della Basilica di Santa Teresa.

Da questo punto rientrava leggermente verso l’interno per proseguire poi verso Via Romana, aggirava la zona dove era il serbatoio dell’acqua proveniente dalla località “Acqua del Turco”, ora Carano e quindi rientrava nuovamente verso Piazzale Santa Teresa, per proseguire lungo Via degli Oleandri e risalire Via del Cavalcavia, oltrepassata Via Coriolano e Via degli Etruschi, si congiungeva con Via Oratorio di Santa Rita e quindi chiudeva l’ovale della difesa esterna.

Bisogna notare che il tratto appena citato e posto sul lato Sud del paese, era sicuramente formato da una parete difensiva ad un solo ordine di massi, posti a rinforzo del costone tufaceo e sulla parte alta dello stesso poiché già di per sé scosceso e quindi difficilmente attaccabile da possibili nemici.

Delle strutture appena citate non ci rimane traccia, perché tutta la zona ha subito rilevanti lavori in occasione della costruzione della linea ferroviaria ed inoltre, già dai primi anni del 1900 vi erano state impiantate parecchie cave per l’estrazione del tufo che interessarono gran parte della zona retrostante l’attuale stazione ferroviaria, trasformandola così in maniera considerevole.

Queste erano le difesa della parte alta del paese che Strabone chiama: “La Rupe”, e che più volte costrinse gli eserciti Romani a desistere dalla sua conquista.

 

Particolare del muro Volsco nella zona del vallo-Foto del 1985

Particolare del muro Volsco nella zona del vallo-Foto del 1985

 

Particolare del muro Volsco nella  zona del vallo-Foto del 2002

Particolare del muro Volsco nella zona del vallo-Foto del 2002

 

Resti  di  mura Volsche nei pressi del  faro ed inglobate in muri ad opera  reticolata. Foto del 1990

Resti di mura Volsche nei pressi del faro ed inglobate in muri ad opera reticolata. Foto del 1990

 

La cerchia muraria ebbe un ampliamento e una definitiva configurazione intorno al IV secolo a.C., quando le mutate condizioni politiche e militari, contrapposero i Volsci alla potenza di Roma che nella sua fase espansiva cercava in ogni modo di sottomettere tutti i popoli confinanti.

I Volsci decisero di difendere anche la parte bassa del paese, il porto e tutta la parte commerciale, probabilmente dopo la distruzione del Cenone intorno al 469 a.C.
Un muro partiva da ponente all’altezza dell’attuale Via di Villa Neroniana e procedeva verso levante lungo Via Andreina dove, durante I lavori per la costruzione del palazzo posto fra questa via e via Del Sacro Cuore, fu ritrovata una fila di massi in tufo simili, come misure a quelli che abbiamo incontrato nella cinta difensiva della parte alta, tale muro andava poi a ricongiungersi con l’altro, all’incirca all’altezza di Largo Somalia.

Anche il lato Sud era circoscritto da un muro ad un solo ordine di massi che andava dalla zona dell’attuale faro, dove se ne può vedere ancora una parte inglobata nei resti delle mura Neroniane in opera reticolata, arrivava nei pressi di Villa Sarsina e quindi proseguiva sotto Villa Albani, dove ne sono stati ritrovati altri resti proprio sulla parete dietro al mercato ortofrutticolo ora in fase di trasformazione in parcheggio per auto.
Proseguiva poi in Via Paolini e quindi passando ad Est di Villa Adele si ricongiungeva con il vallo che seguiva fino a raggiungere l’altra cinta muraria all’altezza di Via del Cavalcavia.

Il tratto di muro che interessava il lato Est di Villa Adele era a tre ordini di blocchi addossati alla parete retrostante, questo è confermato da un ritrovamento riportato in un rapporto degli scavi di Antichità comunicato alla Reggia Accademia dei Lincei nell’Aprile del 1897, nel quale si dice che si rinvennero resti di un muro presso Villa Adele e più precisamente a 52 metri a Levante del cancello principale, durante i lavori di sterro per colmare un fossato: “…è ritornato alla luce un tratto di muraglia antica formata da tre ordini di massi regolari in opera quadrata di tufo di circa due piedi per due e mezzo ( 60×70 ), disposti a gradazione sul declivio della collina e sovrapposti senza uso di malta”.

 

Resti di mura Volsche nei pressi  di Villa Albani - Foto del 1985

Resti di mura Volsche nei pressi di Villa Albani - Foto del 1985

 

Resti di mura Volsche in Via Paolini-Foto del 1985

Resti di mura Volsche in Via Paolini-Foto del 1985

 

Cartina delle mura difensive  della città di Anzio

Cartina delle mura difensive della città di Anzio

Legenda
A = Localizzazione del villaggio precedente all’VIII secolo a.C
B-C = Tratto di mura del VI secolo a.C., a tre ordini di blocchi con terrapieno posteriore
X-Y = Tratto di mura ad un ordine di blocchi
G-B = Mura costruite nel VI secolo a. C.
F-H = Mura costruite nel VI secolo a.C.
H-D = Mura del VI secolo a.C. a tre ordini di blocchi

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