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Il primo porto di Anzio

 

Cartina del primo porto di Anzio

Cartina del primo porto di Anzio

Legenda

Punto 1 = Porta di accesso al porto
Punto 2 = Insenatura utilizzata come porto durante il periodo Paleolitico
Punto 3 = Molo costruito durante il IV secolo a.C. dai Volsci

Il porto del paese nel periodo più antico e quindi precedente all’occupazione del territorio da parte dei Volsci si deve probabilmente collegare al commercio dell’ossidiana proveniente dai giacimenti dell’isola di Palmarola, forse si deve a questo commercio l’esistenza dello scalo marittimo già dai tempi più remoti.
L’ossidiana era estratta a Palmarola, isola ricca di questo vetro vulcanico che era usato per costruire coltelli e lame ed era molto ricercato nell’antichità.

Armi in ossidiana

Armi in ossidiana

Era quindi trasportata sull’isola di Zanone dove era sottoposto ad una prima lavorazione come attestano i molti depositi di scorie ritrovati in quel luogo. Il motivo era dato dal fatto che solamente su quest’isola era possibile stabilire degli insediamenti fissi, perché soltanto li esisteva una documentata sorgente d’acqua che sgorgava in superficie.

Il prodotto semilavorato era poi avviato presso gli approdi del Circeo che erano il punto della terra ferma più vicino e quindi erano possibili dei collegamenti a vista, la stessa cosa accadeva per Anzio che, anche se un poco più distante, era sempre raggiungibile con una navigazione che non presentava eccessive difficoltà.

La localizzazione dell’attracco presso Anzio inizialmente non poteva sicuramente chiamarsi porto, ma era soltanto un riparo offerto dalla configurazione naturale della costa ed era situato in quella rientranza tra l’attuale villa Sarsina ed il promontorio dove oggi è il faro, nelle vicinanze del quale sono stati ritrovati resti di insediamenti attribuibili a periodi antecedenti anche all’ VIII secolo a.C.

Probabile aspetto del porto Volsco

Probabile aspetto del porto Volsco

Le strutture portuali con il passare del tempo e l’aumentare dei commerci presero sempre più forma e consistenza passando da un semplice attracco a più durature banchine in legno, come è avvenuto alle istallazioni portuali coeve nel territorio Etrusco, tipo Talamone, Pyrgi e Populonia che tra l’altro aveva una struttura urbana molto simile a quella di Anzio in quanto la città era divisa in due parti, la parte alta con l’acropoli sede di santuari, edifici pubblici e abitazioni civili e la parte bassa cioè il porto, sede dei commerci e delle attività marinare questo era posto presso l’insenatura di Baratti che si prestava ad essere un buon rifugio per le imbarcazioni.

Questo tipo di suddivisione dei centri abitati in due unità separate e differentemente difendibili ci riporta alla struttura urbana che ci perviene dagli insediamenti arcaici della Grecia dove molti sono gli esempi che possono essere ricordati, come Thera nell’isola di Santorino, Atene, Samos ed altre.

Per ritornare ad Anzio, possiamo dire che le banchine vennero in un secondo momento riparate da un antemurale che si innestava alla base del promontorio ove attualmente si trova il faro e che dirigendosi verso Est ricalcava in parte i banchi tufacei che avevano costituito inizialmente l’unica difesa alle improvvise libecciate che spesso colpiscono queste coste nel periodo che va dalla fine della primavera all’inizio dell’ autunno.

Non dobbiamo dimenticare che questo era il periodo nel quale gli antichi affrontavano il mare, durante il resto dell’anno le imbarcazioni erano tirate in secco e non erano utilizzate che in rari casi, gli equipaggi erano adibiti alla manutenzione delle stesse o ad altri compiti, classico è l’esempio in epoca Neroniana dei marinai che dovendosi recare da capo Palinuro ad Ostia per trascorrervi l’inverno fecero richiesta all’imperatore di un compenso per l’acquisto delle scarpe per non dover affrontare il lungo viaggio a piedi nudi.

Le strutture portuali prese in considerazione furono utilizzate, con alterne vicende e più o meno attrezzate nelle varie epoche in rapporto alle necessità ed anche in relazione alle vicessitudini del porto più importante che era il Cenone.
La continuità di funzionamento di questo porto è confermata anche dalle fonti antiche dalle quali sscopriamo che il Cenone, che si trovava a Nettuno, fu distrutto la prima volta dal console Numicio nel 469 a.C., poi dal console Caio Menio nel 338 a.C., però sappiamo anche che ad Anzio era possibile attraccare nel 290 a.C., come ci viene riportato dalla nota leggenda inerente allo sbarco del Serpente, simulacro del dio Esculapio.

Sappiamo anche che sotto il regno di Tiberio, il geografo Strabone scriveva nella sua opera che in Anzio non vi era porto, ma abbiamo al contrario una lapide ritrovata preso l’Arco Muto nel 1711, dove viene elencata la servitù della villa imperiale nel periodo che va da Tiberio al decimo anno dell’impero di Claudio, con la seguente registrazione: “Portus Vilicus e Subvilicus” cioè un custode del porto e un sotto custode dello stesso alle dirette dipendenze della casa imperiale ed inoltre sappiamo che Agrippina, madre di Nerone, si imbarca ad Anzio per recarsi a Bauli dove era stata invitata dal figlio e dove subì il primo attentato alla vita che doveva poi concludersi presso la sua villa di Lucrino dove venne successivamente assassinata…

Tutte queste informazioni porterebbero ad una conclusione: il porto di Anzio rimase sempre in funzione anche in epoca di divieti soltanto perchè questo non era considerato un vero porto ma un attracco che non creava problemi agli interessi Romani, come, ad esempio, quelli costituiti dalle navi da guerra attrezzate per la pirateria.

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