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Anno 508 a.C.

Porsenna e i primi scontri con i Volsci anziati
Tarquinio il Superbo, allontanato da Roma si era rifugiato con tutta la famiglia presso Porsenna, re della città di Chiusi, al quale chiese d’intervenire in suo favore contro Roma in modo da potervi ristabilire il potere monarchico e l’egemonia Estrusca.

Sappiamo che Porsenna portò il suo esercito fino sotto le mura di Roma, tentando l’assalto alle stesse, respinto pensò di prendere la città per fame disponendo un presidio sul monte Giannicolo, fece inoltre accampare il suo esercito nella vicina pianura, tentando inoltre l’immediato attraversamento del fiume Tevere che costituiva l’unica difesa della città da quel lato.

Il punto debole della difesa apparve subito chiaro agli occhi degli assalitori, era costituito dall’unico ponte, il Sublicio, che attraversava il Tevere in quel punto e verso il quale confluirono le truppe Etrusche.
Questo ponte era molto stretto e permetteva il passaggio di poche persone alla volta, era difeso da una guarnigione comandata dal Romano Orazio Coclite il quale dopo aver ordinato ai suoi compagni di abbattere il ponte per non lasciar passare il nemico, si lanciò verso la testa di questo per impedirne l’accesso fino al momento che i suoi compagni fossero riusciti nel loro intento.

La sua eroica resistenza, coadiuvata in seguito da altri due compagni, permise l’abbattimento del ponte, Coclide, pur colpito da molte frecce riuscì a salvarsi gettandosi a nuoto nel Tevere e guadagnando la riva opposta.
Nella città la paura di soccombere al nemico era molta ed il Senato cercò di apprestare le difese necessarie ed in previsione di un assedio mando messi, per poter reperire scorte di frumento, dai popoli Latini, normali alleati ed anche dai Volsci Anziati e dai Cumani che in quel periodo, dopo che il trattato stipulato da Roma con Cartagine, aveva favorito anche gli interessi degli Anziati, si dimostravano abbastanza comprensivi nei confronti dei problemi di Roma.
Porsenna fece arrivare inoltre molte imbarcazioni con le quali faceva attraversare ai suoi uomini il fiume ed effettuare continue scorrerie nella campagna Romana, questo modo di procedere riuscì a bloccare quasi completamente i rifornimenti alla città che costretta alla fame sarebbe ben presto capitolata, se l’atto compiuto da Caio Muzio detto poi Scevola, cioè quello di aver tentato di uccidere il re nemico e per errore invece uccise il contabile dello stesso, non avesse costretto Porsenna a più miti consigli, che si trasformarono in ammirazione per i Romani quando, Clelia, uno degli ostaggi dati al re Etrusco, riuscì a fuggire attraversando a nuoto il Tevere, portando in salvo tutte le giovinette che erano sue compagne di sventura.

Muzio Scevola e Porsenna in un dipinto

La pace si concluse sul Giannicolo e Tarquinio il Superbo dovette abbandonare ogni speranza di ritornare al trono e ritirarsi in esilio al Tuscolo.
Terminare una guerra con un trattato di pace era, se non disonorevole, alquanto oneroso economicamente, per questo, nel tentativo di recuperare almeno in parte le spese sostenute, decise di mandare suo figlio Arrunte ad assalire la città di Ariccia.

La tomba di Porsenna
Personaggio importante che occupa una posizione di primo piano, nel secondo libro della storia di Roma, di Tito Livio, si tratta di Porsenna, re di Chiusi, questo viene ricordato principalmente per la sua grande capacità di apprezzare il valore del nemico, come viene dimostrato negli episodi di Orazio Coclite, Muzio Scevola e di Clelia, inoltre per la sua virtù nel rispettare i patti assunti.

Il regno di Porsenna ( VI sec. a.C. ), per il paese di Chiusi, segnò la fase di massima espansione politica e culturale, che ebbe i suoi riflessi anche nei secoli seguenti.
La città che combatté contro Roma nell’epoca considerata entrò nella sfera d’influenza di questa intorno al 205 a.C.

Sul personaggio Porsenna non abbiamo molte informazioni oltre quelle inerenti ai contrasti che ebbe con Roma, riportati appunto da Tito Livio, ma abbiamo da Plinio il Vecchio la descrizione della sua tomba, questa informazione è contenuta in: “ Naturalis Historia “.

Secondo quanto riportato si trovava sotto la città di Chiusi ( dagli scritti antichi non si capisce se si vuole intendere effettivamente sotto la città o più propriamente nelle sue vicinanze, cosa a mio parere ce è più probabile, se consideriamo la descrizione che ne viene fatta ), era formata da una grande costruzione quadrata di 300 piedi di lato ( circa 90 metri ), questa s’innalzava a più piani sorretti da altissime piramidi, ornate alla sommità da campanelli.

Ricostruzione della tomba di Porsenna ( da Le città Etrusche – edizione Bonechi )

All’interno del quadrato di base si estendeva un complicato labirinto di cunicoli e di camere che nascondevano l’ubicazione esatta della ricca tomba.
Fin dai primi anni del 1800 si tentò di rintracciare il luogo in questione, quando nel 1840, in località Poggio Gaiella, si rinvenne un complesso tombale composto da cinque camerette collegate da un sistema di cunicoli, subito si pensò di aver ritrovato la famosa tomba, ma pochi archeologi dell’epoca condivisero l’opinione dello scopritore, tra l’altro, non si rinvennero tracce che avrebbero potuto convalidare la veridicità dell’asserzione anche perché gli scavi vennero abbandonati abbastanza celermente.

Soltanto in questi ultimi anni sono state riprese le ispezioni da parte della sovrintendenza Archeologica della Toscana, queste hanno messo alla luce un tumulo di circa 285 metri di circonferenza e 15 metri di altezza ed inoltre le camere sotterranee non sono risultate soltanto cinque come si credeva nell’800, ma ne sono state scoperte oltre venti collegate da cunicoli il cui uso è di difficile interpretazione.

Il materiale rinvenuto sembra avvalorare un uso della struttura che va dal VI al V secolo a.C., ma sfortunatamente ancora non si hanno conferme della possibilità che questo complesso potesse essere stato usato come tomba di Porsenna.

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