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Anno 44 a.C.

Giulio Cesare
Terminate le guerre civili, con l’avvento al potere di Giulio Cesare, iniziò la riorganizzazione della vita politica, civile ed economica di Roma.
Molti furono i cambiamenti apportati in ogni campo da questo grande statista e condottiero, era nato nel 101 a.C. e la sua morte alle idi di Marzo del 44 a.C., non bloccò questo processo innovativo, anzi con Ottaviano Augusto si raggiunse l’apice della grandezza dell’Urbe.

Busto di Giulio Cesare. (Sembrerebbe essere uno dei più rassomiglianti)

Ho voluto ricordare Giulio Cesare, non tanto per la sua persona e le sue opere che forse hanno poco a che vedere con il nostro paese, ma principalmente per il luogo della sua morte; fu ucciso dai congiurati capeggiati da Bruto e Cassio, presso l’uscita della Curia, vicino alla statua di Pompeo e prossimo alla tribuna dei Rostri, che era stata costruita con i rostri delle navi Anziati prese da C. Menio nel 317 a. C., con la distruzione del porto Cenone.

Tribuna dei Rostri, ricostruzione

Tribuna dei Rostri, com’è attualmente

Il racconto di Svetonio, relativo alla morte del dittatore, riporta che i congiurati lo circondarono con la scusa di rendergli onore e Cimbro Tillio, che era incaricato di sferrare il primo colpo di pugnale, gli si fece più vicino come per chiedergli un favore, Cesare lo scansò con un gesto invitandolo ad allontanarsi. Tillio invece gli afferrò la toga e mentre Cesare gli gridava: “ Questa è una violenza bella e buona “, uno dei due fratelli Casca lo ferì con una pugnalata alla gola, Cesare lo colpì con il suo pugnale e cercò di svincolarsi ma fu ferito da un’altra pugnalata. Ne seguirono altre per un totale, sembra, di trentatrè.

Dopo la prima ferita pare abbia gridato alla volta di Marco Bruto, che stava sopraggiungendo per colpirlo: “ Anche tu, figlio “.
Questa esclamazione, che potrebbe interpretarsi come una semplice formula affettiva, forse nasconde un significato preciso, se consideriamo la lunga relazione amorosa che Cesare aveva avuto con Servilia, madre di Bruto, non si può escludere la possibilità che Bruto fosse veramente figlio di Cesare.

Dopo aver commesso il delitto, i congiurati si riunirono in Anzio, poiché vi si trovava una villa di proprietà di Bruto.
Al convegno partecipò, tra gli altri, Cicerone che sappiamo possedeva una villa ad Anzio che aveva venduto a Lepido e si era quindi trasferito ad Astura. Quest’ultimo riferisce in una lettera ad Attico : ( Attic. XV.11 = ….Antium veni ante VI Id. Bruto jucundus noster adventus. Deinde multis audientibus, Servilia, Tertulla, Porcia quaerere quid placeret. Aderat etiam Favonius…), ovvero : “….Venni ad Anzio….che insieme a me si trovava anche Favonio, Servilia madre di Bruto, Porcia moglie di questi, Tertullia sua sorella e moglie di Cassio e molte altre persone importanti “.

In quest’occasione si discusse del ritorno della Repubblica e del posto che avrebbe dovuto prendere Bruto nella sua restaurazione, inoltre ci si lamentò, come riporta Cicerone nella sua lettera, che in precedenza, pur avendone avuto l’occasione, Bruto non avesse eliminato anche Antonio.

Servilia era figlia di Quinto Servilio Cepione e moglie di Marco Giunio Bruto, come abbiamo visto, madre di Bruto, ed anche la donna, secondo Svetonio, la più amata da Cesare.
La loro relazione, probabilmente, iniziò quando erano ancora adolescenti, ma nel corso della vita non si sposarono, le loro vicende matrimoniali li divisero sempre, quando uno di loro era libero da vincoli, l’altro non lo era.
Nel 78 a.C. Servilia restò vedova ma Cesare era sposato da sei anni con Cornelia, i rapporti, tra Cesare e Servilia non s’interruppero mai, inoltre i due amanti non si diedero mai la pena di nascondere il loro amore.
Nel 61 a.C. Cesare ripudiò la seconda moglie Pompea, contemporaneamente Servilia era vedova, i due potevano sposarsi ma non lo fecero, forse perché Cesare desiderava un figlio maschio legittimo, cosa che difficilmente poteva ottenere, a quei tempi, da una donna che aveva oltre 40 anni.

Probabilmente i due, di comune accordo, decisero che non vi era motivo di sposarsi, in fondo la loro relazione era andata avanti per tanti anni senza problemi.
Nel 59 a.C. Cesare sposò Calpurnia che aveva appena 18 anni ma anche in questo caso non riuscì ad avere un figlio maschio. Pur avendo una moglie giovane, seguitò a frequentare e a coprire di regali la sua amante, c’informa Svetonio che le fece dono, in quell’occasione, di una perla di ineguagliabile bellezza e rarità, il fatto fu subito noto in tutta Roma.

Immagine di Servilia Cepione amante di Cesare e madre di Bruto

Coppia di spille con perle, da Pompei I sec. d.C. – Le perle erano molto preziose e rare in epoca Romana, fece scalpore quella che Cesare regalò a Servilia

I gioielli però non erano i regali più importanti che la donna riceveva, infatti, durante un’asta truccata per opera di Cesare, acquistò la bellissima villa di Ponzio che era situata sul golfo di Napoli, inoltre acquistò, a prezzo bassissimo, vasti appezzamenti di terreno in varie località.

Affresco rappresentante una villa da Stabia – Museo di Napoli. Una villa simile fu acquistata da Servilia.

Aureo di Giulio Cesare: “ Dritto testa femminile con corona – Rovescio trofeo di armi Galliche “ coniata 48-47 a.C.

Di Bruto conosciamo l’aspetto, era un giovane dal viso scarno, il naso allungato, la bocca leggermente sporgente e la capigliatura abbondante, non era esente da difetti e lo stesso Cesare ne era consapevole ma, nonostante tutto, continuava ad essergli attaccato, diceva che era una persona dal carattere forte e che bisognava essere informati “di quello che voleva Bruto“, perché quando voleva qualcosa l’avrebbe ottenuta.
Quest’attaccamento ci lascia presupporre un legame più profondo, forse Bruto era veramente figlio di Cesare che spesso interveniva per salvarlo da situazioni incresciose, come ad esempio nel 59 a.C., avvenne che un certo Vettio incluse, il nome di Bruto, nella lista dei congiurati che dovevano uccidere Pompeo.

Busto in marmo di Lucio Bruto – Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

Cesare era allora console e riuscì a bloccare il procedimento penale e far modificare al delatore la sua testimonianza davanti al Senato, quest’ultimo, nel riferire l’accaduto non incluse nel suo racconto il nome di Bruto che sostituì invece con quelli di Cicerone e di Lucullo.

Lo stesso intervento di Cesare fu decisivo per la salvezza di Bruto durante la battaglia di Farsalo contro Pompeo, egli ordinò ai suoi soldati di catturarlo e di metterlo in salvo senza maltrattarlo minimamente.

Forse il comportamento di Cesare era dettato dal grande amore che aveva per Servilia o forse era spinto dal desiderio di avere un figlio maschio che ufficialmente non era riuscito ad avere, pur avendo sposato molte donne.
Sembra inoltre che a Roma si era a conoscenza del fatto che se si voleva ottenere qualcosa o farsi perdonare da Cesare, era necessario l’intervento e intercessione di Bruto.
Tutto quello che Cesare aveva fatto per il suo presunto figlio non servì a farlo desistere dal proposito di ucciderlo.

Gli antefatti della congiura iniziarono nel 45 a.C. quando Bruto divorziò da sua moglie Claudia per sposare la cugina Porcia, forse fu lei e suo fratello a convincerlo a mettersi a capo della cospirazione poiché questa era la figlia di Catone l’Uticense, che sappiamo essere stato uno dei peggiori nemici di Cesare, fatto però che non aveva impedito l’amore di questo con Servilia che era la sorellastra di Catone.
Un busto di bronzo raffigurante Catone è conservato presso la città di Meknes, antica Volubilis. in Mauritania, commissionato ad uno scultore greco da Giuba II.

Catone l’Uticense – Dal museo di Volubilis – Mauritania

Dopo l’uccisione di Cesare i congiurati pensavano che sarebbero stati accolti dal popolo Romano in festa, che li avrebbe ringraziati per la morte del dittatore, invece trovarono un’aperta opposizione ed una unanime condanna.
Inizialmente Bruto e Cassio, che erano i principali fautori della congiura e colpevoli di aver ucciso Cesare, furono salvati da un’amnistia, compresero però che non potevano rimanere a Roma, e furono così costretti a fuggire.
Antonio e Ottaviano insieme a Lepido formano il secondo triunvirato e nel 42 a.C. sconfissero gli uccisori di Cesare a Filippi in Macedonia, Cassio muore in battaglia e Bruto si suicida.
Con il trattato di Brindisi i Triunviri si accordano sulla spartizione dell’impero, Antonio ha l’Oriente, Ottaviano l’Occidente e a Lepido l’Africa.

Busto di Cleopatra – Museo di Berlino

Nel 37 a.C. Antonio sposa Cleopatra e le dona i territori di Armenia, Siria e Cirenaica, nello stesso tempo Ottaviano fa dichiarare, dal Senato, guerra a Cleopatra accusandola di essersi impossessata di territori di proprietà del popolo Romano.

Il 2 settembre del 31 a.C., con la battaglia di Azio, viene sconfitta la flotta di Antonio e di Cleopatra che si uccidono ad Alessandria, la stessa sorte viene riservata a Cesarione figlio di Cleopatra e Cesare.
Con la morte di Antonio terminano, a Roma, le lotte civili e le vicende relative alla vita di Giulio Cesare.

Questa sembra che sia l’unica immagine di Cesarione, figlio di Cesare e Cleopatra, ritrovata nel mare di Ierapetra - Creta

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